Siccità: la tecnologia salverà l’agricoltura!

Ago 5, 2017

La ca­nicola estiva è fi­nal­mente ar­rivata e, a se­guire il trend degli ultimi anni, la bella sta­gione si ri­pre­senta sempre più calda. Non solo dunque bel tempo e me­ritate va­canze quindi, ma anche nu­merosi disagi.

Sono in­fatti giorni critici per la nostra pe­nisola: da una parte gli in­cendi bru­ciano in gran parte delle nostre re­gioni e dall’altra l’acqua, che sta di­ven­tando sempre più dif­ficile da ge­stire, scar­seggia in con­se­guenza delle mancate piogge delle scorse set­timane.
Si sono create le con­di­zioni ideali a causa delle quali la siccità sta di­ven­tando un serio pro­blema da non sot­to­va­lutare.

il 60% circa dell’acqua pre­levata in Italia è de­stinata ad uso agricolo”

Cos’è la siccità?

Con siccità in genere si indica una pro­lungata man­canza d’acqua in una de­ter­minata zona che ha come ef­fetto l’aridità del terreno. Ciò è dovuto prin­ci­pal­mente a pe­riodi di in­suf­fi­cienza o di as­senza totale di pioggia che fanno scendere sotto i li­velli di media le ri­serve di acqua di una re­gione.

Il li­vello delle falde scende, il li­vello dei fiumi si ab­bassa in modo pe­ri­coloso, i laghi possono ri­dursi o pro­sciugare, o nelle zone co­stiere, possono ab­bas­sarsi pe­ri­co­lo­sa­mente sotto il li­vello del mare con il ri­schio di in­fil­tra­zioni di acqua salata.

Negli ultimi anni as­si­stiamo a questo fe­nomeno anche alle nostre la­ti­tudini perché de­fo­re­sta­zione e in­qui­na­mento in­du­striale hanno dato un no­tevole con­tributo al ri­scal­da­mento globale.
Si ca­pisce subito che la gravità di un pe­riodo di siccità di­pende molto dalla zona coin­volta: se ad essere in­te­ressata è una zona urbana o una zona de­stinata ad uso agricolo, ini­ziano a sorgere pro­blemi non in­dif­fe­renti.

Basti pensare a qual­siasi te­le­giornale in onda in questi giorni: cit­tadini in con­di­zioni di di­sagio per gli stop pro­grammati all’erogazione dell’acqua, agri­coltori di­sperati per le con­di­zioni in cui ri­versano le loro col­ti­va­zioni e per la pro­babile com­pro­mis­sione o perdita di interi rac­colti.

 

In che ambito intervenire?

In ambito ca­sa­lingo, è op­portuno ri­durre gli sprechi e fare un uso in­tel­li­gente dell’acqua a di­spo­si­zione, cer­cando di educare la cit­ta­di­nanza in tal senso.

Data la si­tua­zione critica, in alcune città si è già ipo­tizzato di in­ter­rompere l’erogazione dell’acqua ai propri cit­tadini per alcune ore al giorno per cercare di ra­zio­na­lizzare la poca acqua di­spo­nibile. Questo tipo di misure ri­sulta tut­tavia in­suf­fi­ciente. Anche se può suonare strano in­fatti, la stra­grande mag­gio­ranza dell’acqua dolce viene uti­lizzata per altri scopi, primo su tutti per l’agricoltura.

Ebbene sì, come ci dice Legambiente, il 60% circa dell’acqua pre­levata in Italia è de­stinata ad uso agricolo e se si vuole ana­lizzare la si­tua­zione in modo più mirato an­dando ad esa­minare il corso d’acqua dolce più grande d’Italia, il 95% circa dei pre­lievi di acqua dal bacino idro­grafico del Po è de­stinato ad ir­ri­ga­zione.

Già ba­stano questi due dati per capire che l’ambito in cui bi­sogna in­ter­venire non è prin­ci­pal­mente quello del consumo nelle abi­ta­zioni se si vuole avere un ef­fettivo con­trasto a questo fe­nomeno.
E se il li­vello del Po in questi giorni sta rag­giun­gendo il minimo storico, è ovvio che la si­tua­zione per tutte quelle at­tività agricole che pre­levano acqua da questo bacino non sia delle mi­gliori.

 

Come si irrigano i campi?

Vediamo in genere come av­viene l’irrigazione nel nostro paese ana­liz­zando pos­sibili so­lu­zioni.
I metodi ir­rigui uti­lizzati in Italia sono prin­ci­pal­mente 4:

  • Aspersione;
  • Scorrimento e in­fil­tra­zione la­terale;
  • Microirrigazione;
  • Sommersione.

Di questi 4 metodi, solo la mi­croir­ri­ga­zione (o ir­ri­ga­zione a goccia) punta a un ef­fettivo ri­sparmio della ri­sorsa idrica di­mi­nuendo gli sprechi e mas­si­miz­zando i ri­sultati (si ha una ef­fi­cienza che va dall’85% al 90%) in quanto l’acqua viene diffusa tramite ero­gatori ed è lo­ca­lizzata vicino alla pianta e alle radici e bagna sol­tanto una parte del terreno. Purtroppo non è pos­sibile ap­pli­carla a tutti i tipi di colture.

Segue l’asper­sione (o ir­ri­ga­zione a pioggia), una tecnica di di­stri­bu­zione dell’acqua sotto forma di piccole goc­cioline, simile alla pioggia. Ha un’efficienza massima che va dal 70% all’80%, che di­pende in larga misura anche dalle con­di­zioni me­teo­ro­lo­giche nel mo­mento in cui questa viene ef­fet­tuata; in pre­senza di vento la di­stri­bu­zione tende a non essere uni­forme, con con­se­guenti sprechi di acqua; inoltre una ec­cessiva sud­di­vi­sione delle goc­cioline d’acqua provoca enormi perdite per eva­po­ra­zione.

Abbiamo poi l’irrigazione per in­fil­tra­zione la­terale (con un’efficacia massima che va dal 55% al 60%) che si serve di solchi scavati nel terreno tra i filari delle piante nei quali entra l’acqua.
L’irrigazione per scor­ri­mento (con una ef­fi­cacia massima che va dal 40% al 50%) fa in modo di ri­versare l’acqua sul campo grazie a un fos­setto ad­duttore per­fet­ta­mente oriz­zontale. Presenta degli svan­taggi, per esempio non è adatta ai terreni ar­gillosi.

Infine l’irrigazione per som­mer­sione con una ef­fi­cacia massima in­fe­riore al 25%, riempie di acqua l’intera zona in­te­ressata che ov­via­mente è cir­condata da argini.

 

La tecnologia viene sempre in aiuto!

Uso di ri­sorse ri­dotto al minimo, ef­fi­cacia del metodo massima: è ge­niale quando elet­tronica, in­for­matica e in­tel­li­genza ar­ti­fi­ciale la­vorano as­sieme!”

Cosa si po­trebbe fare per aiutare questo settore così pre­zioso ma allo stesso tempo fragile e de­licato? Come per ogni aspetto della nostra vita, anche l’agricoltura può essere in­fluenzata e aiutata dalla tec­no­logia, anzi deve!

Introdurre ele­menti tec­no­logici nel si­stema di ir­ri­ga­zione mira a mas­si­mizzare l’uso dei modi di ir­ri­ga­zione già in uso e a cercare so­lu­zioni al­ter­native ai metodi già esi­stenti.

Una so­lu­zione adottata a volte è il re­cupero delle acque reflue urbane che vengono trattate, de­purate e suc­ces­si­va­mente riu­ti­lizzate per ir­rigare i terreni con i si­stemi sopra citati. In alcune città si sta già spe­ri­men­tando questo metodo con buoni ri­sultati.

Altra mo­dalità di re­cupero delle acque è la de­sa­li­niz­za­zione dell’acqua marina per usi agricoli ma anche do­me­stici.

Sono metodi in­no­vativi che co­munque non cam­biano il si­stema di ir­ri­ga­zione ma cercano di re­perire acqua in altri modi ri­spetto a quelli con­ven­zionali. Ma se si vo­lesse in­ter­venire a monte del pro­blema, e cioè nel modo in cui i campi vengono ef­fet­ti­va­mente ir­rigati?

 

I ragazzi di Revotree

Hanno colto la palla al balzo i ra­gazzi di Revotree e hanno cercato di pro­porre una so­lu­zione al­ter­nativa al pro­blema.

Non pos­siamo con­se­gnare ai nostri figli un pianeta di­venuto ormai in­cu­rabile: il mo­mento di agire sul clima è questo

(Barack Obama, agosto 2015)

Ma cos’è Revotree?
Revotree nasce dalla pas­sione per la tec­no­logia di un gruppo di ra­gazzi e dalla voglia di creare una cosa mai vista in questo settore che possa aiutare gli ad­detti ai lavori e l’ambiente in ge­nerale:
un di­spo­sitivo in grado di per­cepire e tra­smettere le ca­rat­te­ri­stiche del terreno e, in base al tipo di col­ti­va­zione, co­mu­nicare e/o azionare da remoto l’irrigazione, il tutto in base alle con­di­zioni del terreno mo­ni­torate co­stan­te­mente.

Ciò vuol dire che l’acqua viene uti­lizzata so­la­mente quando la pianta ne ha ef­fet­ti­va­mente bi­sogno e solo per la quantità stret­ta­mente ne­ces­saria. Uso di ri­sorse ri­dotto al minimo, ef­fi­cacia del metodo massima: è ge­niale quando elet­tronica, in­for­matica e in­tel­li­genza ar­ti­fi­ciale la­vorano as­sieme!

 

Un futuro migliore è possibile

Se diamo uno sguardo alla si­tua­zione globale, no­tiamo che il 71% della su­per­ficie ter­restre è co­perta di acqua ma il 97,5% è salata. Del re­stante 2,5 % solo l’1% è uti­liz­zabile per le at­tività umane (la re­stante parte è so­prat­tutto sotto forma di ghiaccio). Di questo 1%, il 93% viene im­piegato per usi agricoli.

Se si guarda avanti nel futuro prossimo, la FAO stima che nel 2050 il fab­bi­sogno ali­mentare mon­diale sarà circa il doppio di quello at­tuale! E da dove dovrà pro­venire questo cibo? Ovviamente alla base di tutta la catena ci sarà ancora una volta l’agricoltura e se si vuole au­mentare la pro­du­zione senza causare un col­lasso am­bientale, bi­sogna trovare nuovi modi di fare agri­coltura. Si dovrà quindi au­mentare i terreni de­stinati a col­ti­va­zioni oppure in­ten­si­ficare la resa di quelli già col­tivati. Tra le due so­lu­zioni, quella so­ste­nibile a li­vello am­bientale è si­cu­ra­mente la se­conda.

Ci si rende conto che l’acqua è un bene di ine­sti­mabile valore e, in questa si­tua­zione, agire nel proprio piccolo (ed anche su larga scala) per fare del bene all’ambiente, ri­spar­miando ri­sorse na­turali ed ov­via­mente eco­no­miche, sarà la nuova strada da per­correre se non si vuole ri­manere a secco e le nuove tec­no­logie sono la giusta guida in questo cammino!

Ti è piaciuto l'articolo? Condividilo agli amici:
Andrea D
25 anni, geometra. Da sempre mi occupo di tecnologia (da tutto quello che ne riguarda fino alle ultime novità) e mi interesso di tematiche di sostenibilità ambientale.

Raccogliamo oggi per seminare domani

Prendi parte al nostro progetto, partecipa alla campagna crowdfunding!

Raccogliamo oggi per seminare domani

Prendi parte al nostro progetto, partecipa alla campagna crowdfunding!