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La coltura della settimana: il pesco

Ago 17, 2017

Fiori rosa, fiori di pesco

Cantato e citato da autori di ogni epoca, il frutto del Pesco era con­si­derato sacro dagli Egizi e in Oriente ad­di­rittura frutto dell’immortalità.
Questi at­tributi, di chiara origine mi­to­logica, sono in realtà fondati sui be­nefici reali che può ge­nerare sull’organismo.
Infatti la pesca è ricca di vi­tamine, tutte fon­da­mentali per il cor­retto fun­zio­na­mento del si­stema im­mu­ni­tario.
Oltre a ri­fornire il corpo umano di circa il 10% del fab­bi­sogno gior­na­liero di vi­tamina C, il frutto con­tiene oli­goe­le­menti, quali po­tassio, fo­sforo, ma­gnesiocalcio, e quantità di­screte di B-ca­rotene, pro­teina con di­verse pro­prietà tra cui quella di man­tenere fresca e giovane l’epidermide.

Un ettaro di pe­scheto di norma consuma, du­rante il pe­riodo ve­ge­tativo, da 2500 a 4000 metri cubi d’acqua, cor­ri­spon­denti a circa 250-400 mm di pioggia.

Le pesche sono com­poste al 90% di acqua: per questo, oltre ad essere dis­se­tanti e fresche, ci aiutano, so­prat­tutto d’estate, a rein­te­grare i sali mi­nerali persi per la su­do­ra­zione.

Le origini del pesco

Il pesco ha origini cinesi, no­no­stante per secoli si è creduto che pro­ve­nisse dalla Persia, da cui deriva il nome della specie, usato ancora in molti dia­letti (come persegh in mi­lanese e persica nel ro­ma­nesco). In Europa il pesco è per­venuto at­tra­verso l’Egitto, ove era il frutto sacro ad Arpocrate (l’Horus fan­ciullo) e non a caso ancora oggi le guance dei bambini vengono pa­ra­gonate alle pesche.
Inizialmente questo albero venne uti­lizzato come pianta me­di­cinale, mentre si dif­fidava del frutto, ri­tenuto tossico.
La man­dorla con­tenuta nel noc­ciolo della pesca, in­fatti, con­tiene l’amigdalina, in grado di li­berare l’acido cia­ni­drico, estre­ma­mente ve­lenoso.

Il pesco in Italia

La pe­schi­coltura mo­derna in Italia può essere datata in­torno alla fine del 1800, quando furono in­tro­dotte dagli Stati Uniti le prime cul­tivar mo­derne.
Il pesco è una specie ca­rat­te­rizzata da un vasto as­sor­ti­mento va­rietale, per­tanto, per clas­si­ficare le di­verse specie pre­senti sul mercato si di­stin­guono i frutti in 5 gruppi: pesche a polpa gialla, pesche a polpa bianca, net­tarine a polpa gialla, net­tarine a polpa bianca e per­coche.

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Le net­tarine anche chiamate pesche noci, sono molto ap­prezzate per aver la buccia liscia e bril­lante e una polpa soda e sa­porita. Al con­trario le pesche invece hanno buccia vel­lutata.

Le per­coche sono invece una va­rietà di pesca a polpa gialla e dura, usata in par­ti­colare per le con­serve sci­roppate. Nel corso degli anni una mi­gliore edu­ca­zione ali­mentare ha portato ad un forte ral­len­ta­mento dei consumi di frutta sci­roppata la quale ri­sulta essere povera di vi­tamine e ricca di zuc­cheri, a favore della frutta fresca.

Il pesco e il consumatore

Anche per la pesca, la qualità assume si­gni­ficati di­versi a se­conda che pre­valgano le esi­genze di com­mer­cia­liz­za­zione o quelle del con­su­matore.
Per la com­mer­cia­liz­za­zione sono pre­va­lenti le ca­rat­te­ri­stiche esterne e, in­fatti, lo svi­luppo della frut­ti­coltura in­tensiva
negli ultimi anni ha pri­vi­le­giato questo aspetto a scapito del sapore e del profumo.

La ma­tu­ra­zione dei frutti av­viene dalla fine di aprile fino a no­vembre, si os­serva la caduta delle foglie verso la fine di ot­tobre, che si com­pleta entro l’inizio di di­cembre.

Da pochi anni il con­su­matore sembra aver ac­quisito co­scienza del fatto che il con­cetto di qualità non deve essere ri­con­dotto solo a un aspetto estetico, ma co­prire pie­na­mente anche il gusto, e nei pro­grammi di mi­glio­ra­mento ge­netico viene per­tanto dato ul­ti­ma­mente grande spazio a questo ca­rattere a lungo tra­scurato.

Il mercato del pesco in Italia

In Italia la pe­schi­coltura rap­pre­senta una delle pro­du­zioni frut­ticole pri­marie, in grado di ri­fornire il mercato per oltre 6 mesi, dalla fine di aprile fino a no­vembre. Al sud la pro­du­zione è in­cen­trata sulle pesche precoci e sulle per­coche, mentre al Nord si col­tivano cul­tivar a ma­tu­ra­zione media e tardiva e net­tarine.
La pro­du­zione ita­liana si con­centra su circa 93 mila ettari, il cui 30% col­tivato in net­tarine e il 15% in per­coche. Delle pesche, circa il 90% sono a polpa gialla e il 10% a polpa bianca. La re­gione più pro­duttiva è l’Emilia Romagna, con un’offerta del 30% del totale na­zionale,
se­guita dalla Campania, con il 23%.

L’esportazione è in­fe­riore al 30%, quasi tutta la pro­du­zione è de­stinata al mercato fresco, mentre l’industria della tra­sfor­ma­zione as­sorbe quote mo­deste, dal 5 al 10%.
Le pesche vengono uti­lizzate come frutta fresca o per la pre­pa­ra­zione di succo e frutta sci­roppata, mentre alcune spe­ci­fiche va­rietà vengono im­piegate per la pre­pa­ra­zione di con­fetture, in modo da poter trarre be­ne­ficio dal valore nu­tritivo di questo frutto, ti­pi­ca­mente estivo, du­rante tutto l’anno.

Il pesco: caratteristiche tecniche

Il pesco ap­par­tiene alla fa­miglia delle Rosacee, con nome scien­tifico Prunus Persica, è un albero ru­stico che si adatta in qua­lunque tipo di clima, ne­cessita di una buona il­lu­mi­na­zione ed è col­ti­vabile su larga parte del ter­ri­torio ita­liano.
L’apparato ra­dicale di questo albero è molto ra­mi­ficato, a tal punto che si espande almeno il doppio ri­spetto dell’espansione della chioma, ma si con­centra nella fra­zione su­pe­riore del terreno, ar­ri­vando ra­ra­mente a scendere sotto il metro. Questo albero è poco esi­gente
ri­guardo al tipo di terreno ma non tollera suoli umidi, poiché è tra le specie più sen­sibili al ri­stagno idrico.

L’apparato aereo assume co­mu­ne­mente una forma globosa con di­men­sioni medie di circa 4-6 metri, ca­rat­te­ri­stica di questa specie è la do­mi­nanza apicale, che deve essere ri­spettata, in caso di po­tatura dell’apice la pianta tende a pro­durre polloni non pro­duttivi.

Il mi­glio­ra­mento ge­netico ha pro­dotto negli anni di­verse forme di por­ta­mento al­ter­native a quella standard, tra cui quello com­patto, se­minano, nano, co­lonnare e pian­gente.

Fioritura

Gli in­can­tevoli fiori di Pesco sono il se­gnale che an­nuncia la fine dell’inverno, sboc­ciano dalle gemme for­matesi l’anno pre­ce­dente tra la fine di feb­braio e la fine di marzo. I fiori non sono tutti uguali, in­fatti si di­stin­guono in ro­sacei e cam­pa­nu­lacei: i primi con petali più grandi e colore rosa chiaro, i se­condi sono più piccoli e di colore rosa in­tenso.
La fio­ritura dura da 10 a 15 giorni e precede im­me­dia­ta­mente la com­parsa delle foglie.
Ma qual è il mec­ca­nismo che per­mette alla pianta di ger­mo­gliare nel pe­riodo adatto, cioè alla fine dell’inverno?

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Fabbisogno in freddo

Esiste un indice, chiamato “fab­bi­sogno in freddo”, che le piante hanno svi­luppato at­tra­verso mec­ca­nismi evo­lutivi, che fun­ziona come un con­tatore di freddo. Questo fab­bi­sogno si basa sulla tem­pe­ratura e sul fo­to­pe­riodo, cioè la lun­ghezza della giornata, si calcola su base oraria, e una volta su­perata la soglia, la pianta fio­risce.
Questa esi­genza è mi­surata in numero di ore di freddo in­fe­riori a 7°C. La maggior parte delle cul­tivar oggi diffuse ha un fab­bi­sogno in freddo che varia da 600 a 800 ore.
In pri­mavera le gemme che non hanno sod­di­sfatto il ‘’fab­bi­sogno in freddo’’, cadono prima di schiudere. Il pesco sop­porta minime ter­miche anche di -15° in in­verno, ma teme le gelate pri­ma­verili che possono ar­recare seri danni al frutteto, uc­ci­dendo la maggior parte delle gemme e dei fiori, ab­bat­tendo dra­sti­ca­mente la resa.

Il pesco è una specie au­to­fertile che quasi sempre pre­senta al­le­ga­gione elevata, cioè il numero dei fiori che si tra­sformano in frutti. Per questo motivo è ne­ces­sario sta­bilire la quantità di frutti da la­sciare sulla pianta, di­ra­dando gli altri, in modo da av­van­tag­giare la cre­scita di quelli la­sciati, rie­qui­li­brando il carico pro­duttivo alle ri­sorse della pianta. Un ec­cessivo numero di pesche sull’albero porta alla for­ma­zione di frutti piccoli, poveri di zuc­cheri e poco sa­poriti.
La ma­tu­ra­zione dei frutti av­viene tra aprile e no­vembre. Si os­serva la caduta delle foglie tra la fine di ot­tobre e l’inizio di di­cembre.

Concimazione

Il pesco ha un fab­bi­sogno di azoto mag­giore ri­spetto alle altre piante da frutto, per questo la con­ci­ma­zione assume un ruolo fon­da­mentale che incide po­si­ti­va­mente sulla resa quan­ti­tativa e sulla gran­dezza dei frutti.
Le con­ci­ma­zioni devono essere fatte in modo ra­zionale, in modo da ga­rantire la massima ef­fi­cienza di uti­lizzo da parte della pianta, e il minimo spreco. A questo fine è ne­ces­sario con­si­derare le con­di­zioni cli­ma­tiche e pe­do­lo­giche del sito di col­ti­va­zione.
Generalmente a fine in­verno viene ese­guita una con­ci­ma­zione mi­nerale che ga­ran­tisce una buona ri­presa ve­ge­tativa e un’abbondante frut­ti­fi­ca­zione. Le ec­cessive con­ci­ma­zioni, so­prat­tutto nel pe­riodo di ma­tu­ra­zione dei frutti hanno ef­fetti ne­gativi sulle qualità or­ga­no­let­tiche, inoltre rendono la pianta più vul­ne­rabile alle gelate e ai pa­rassiti.

Negli ultimi 30 anni in Italia, grazie alle spe­ri­men­ta­zioni da parte di ri­cer­catori e agri­coltori, è stato pos­sibile as­si­stere all’evoluzione di di­verse forme di al­le­va­mento; le più im­por­tanti sono quelle a parete ver­ticale (pal­metta e fu­setto), in volume (va­setto ri­tardato), a doppia parete in­clinata (Y e V). La durata pro­duttiva dei pe­scheti oggi si at­testa in­torno ai 10-12 anni, ri­spetto ai 15-20 anni del passato.
La resa pro­duttiva media degli im­pianti può essere stimata in circa 21 tonnellate/ettaro (t/ha) per le pesche e in 25-30 t/ha per le net­tarine.

Questa esi­genza è mi­surata in numero di ore di freddo in­fe­riori a 7°C; la maggior parte delle cul­tivar oggi diffuse ha un fab­bi­sogno in freddo che varia da 600 a 800 ore.
In pri­mavera le gemme che non hanno sod­di­sfatto il ‘’fab­bi­sogno in freddo’’, cadono prima di schiudere.

Irrigazione

Il clima in­fluisce molto sulla di­spo­ni­bilità dei nu­tri­menti nel suolo, e quindi sulla nu­tri­zione della pianta.
Una di­stri­bu­zione re­golare dell’acqua piovana o ir­rigua du­rante tutto il ciclo ve­ge­tativo per­mette una ra­zionale uti­liz­za­zione degli ele­menti nu­tritivi. Essi vengono as­sorbiti più fa­cil­mente dalle radici quando sono in so­lu­zione ac­quosa.

Per contro l’eccesso di acqua è dannoso, in quanto il pesco soffre in terreni umidi con ri­stagno idrico.
Un ettaro di pe­scheto di norma consuma, du­rante il pe­riodo ve­ge­tativo, da 2500 a 4000 metri cubi d’acqua, cor­ri­spon­denti a circa 250-400 mm di pioggia.
In realtà la ne­cessità idrica è molto su­pe­riore poiché la pianta riesce a uti­lizzare solo una parte dell’acqua pre­sente nel suolo. Occorre in­fatti con­si­derare le perdite per eva­po­ra­zione e dre­naggio che va­riano in fun­zione del terreno.

Consigli per un’irrigazione razionale

Per un’irrigazione ra­zionale devono essere ri­solti tre pro­blemi:

  • de­ter­minare la quantità com­plessiva di acqua da fornire al pe­scheto nell’annata;
  • cal­colare la quantità di acqua oc­cor­rente per ogni singolo in­ter­vento ir­riguo in modo da ri­pri­stinare le con­di­zioni ot­timali
  • in­di­vi­duare il mo­mento più op­portuno per l’intervento ir­riguo.

Per ri­solvere questi tre quesiti fon­da­mentali, bi­sogna con­durre misure sul terreno, sulla pianta e nell’atmosfera. I calcoli e i metodi per la va­lu­ta­zione dello stato idrico del suolo e so­prat­tutto della pianta sono molto la­bo­riosi e di non facile ap­pli­ca­zione pratica, in­fatti ne­ces­sitano dell’uso di stru­menti so­fi­sticati e di per­sonale spe­cia­lizzato. Revotree può essere la so­lu­zione a questi pro­blemi per la sua fa­cilità d’uso.

Vittorio Boneschi
Sono Vittorio, studio Agrotecnologie perché credo in un futuro sostenibile.

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