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La coltura della settimana: la vite

Set 20, 2017

GENERALITÀ DELLA VITE

La vite ap­par­tiene alla specie bo­tanica ‘Vitis vi­nifera’, a sua volta sud­divisa nelle due sot­to­specie, Vitis vi­nifera sativa  e Vitis vi­nifera syl­ve­stris. Le va­rietà col­tivate oggi in vi­tigni ap­par­tengono alla sot­to­specie sativa, mentre le forme sel­va­tiche sono clas­si­ficate come syl­ve­stris.
Altre specie del genere Vitis sono quelle ori­gi­narie del Nord America, uti­lizzate pre­va­len­te­mente come por­tain­nesti della vite eu­ropea, in quanto re­si­stenti al freddo, alla fi­lossera, all’asfissia e alle ma­lattie.

Il sole, con tutti quei pianeti che gli girano at­torno e da lui di­pendono, può ancora far ma­turare una man­ciata di grappoli d’uva come se non avesse nient’altro da fare nell’universo

STORIA DELLA VITE

La vite vi­nifera è una specie molto ricca di va­ria­bilità. Partendo dalla forma sel­vatica, l’uomo ha se­le­zionato nei mil­lenni mol­tissime va­rietà con frutto di ca­rat­te­ri­stiche dif­fe­renti. La do­me­sti­ca­zione della vite vide la luce nel vicino Oriente quando l’uomo si tra­sformò da cac­ciatore-rac­co­glitore ad agri­coltore, nell’era del Neolitico.
Si pensa che la sco­perta del vino fu ca­suale e dovuta a fer­men­ta­zione na­turale av­venuta in con­te­nitori, dove gli uomini ri­po­nevano l’uva.
La ci­viltà egizia svi­luppò le col­ti­va­zioni e sotto l’impero romano vi fu un grande im­pulso alla pro­du­zione del vino, che passò dall’essere un pro­dotto eli­tario a be­vanda di uso quo­ti­diano.
La sua col­ti­va­zione si diffuse così in tutto il bacino del Mediterraneo, pro­spe­rando fino ai giorni nostri.

CARATTERISTICHE DELLA VITE

La vite è una pianta pe­renne a foglia caduca, con un ciclo vitale po­ten­zial­mente plu­ri­se­colare, ma nella vi­ti­coltura mo­derna l’età del vi­gneto tende a non su­perare i 25 anni di età, a causa di una perdita di pro­dut­tività delle piante.
Fino ai 3 anni di vita la pianta non è pro­duttiva, dopo di che si ha una fase di pro­dut­tività cre­scente fino al 5 anno.
Una buona e co­stante pro­dut­tività si ot­tiene dal 5 al 25esimo anno di età.

La vite in natura si ri­produce per seme e per via ve­ge­tativa, grazie alla ca­pacità dei rami di uno o due anni di emettere radici av­ven­tizie e di di­ventare au­tonomi.
In vi­ti­coltura, invece, la vite si mol­ti­plica solo per via ve­ge­tativa at­tra­verso la talea e l’innesto, in questo modo si ot­tengono in­di­vidui ge­ne­ti­ca­mente identici alla pianta madre.

STRUTTURA DELLA VITE

La radice è l’organo che svolge fun­zione di an­co­raggio al suolo e di as­sor­bi­mento di acqua e so­stanze nu­tritive ne­ces­sarie, inoltre in essa si ac­cu­mulano molte so­stanze di ri­serva.

Le piante di vite che de­rivano da bar­ba­tella o talea avranno un ap­parato ra­dicale di tipo fa­sci­colato, cioè svi­luppato in modo uni­forme, mentre le piante de­rivate da seme pre­sen­te­ranno un ap­parato ra­dicale fit­to­nante, cioè svi­luppato in­torno ad una radice prin­cipale. In ge­nerale l’apparato ra­dicale è con­tenuto entro un metro di pro­fondità e si svi­luppa la­te­ral­mente fino a 4-5 metri.

Il fusto è ca­rat­te­rizzato da una struttura le­gnosa di due o più anni, da cui di­partono, a una de­ter­minata al­tezza, due o più branche, che portano i rami. Sulle ra­mi­fi­ca­zioni dell’annata si svi­luppano i ger­mogli, che formano in po­si­zione op­posta alle foglie, grappoli o vi­ticci.
La vite è una liana capace di ag­grap­parsi grazie ad ap­positi organi prensili chiamati cirri o vi­ticci, e questo le per­mette di cre­scere allo stato sel­vatico sulle chiome di gran di alberi o di ar­ram­pi­carsi sulle rocce.

Le gemme si formano in pri­mavera-estate e ne pos­siamo di­stin­guere di­verse. Quelle che danno origine ai ger­mogli pro­duttivi sono le gemme iber­nanti, che com­pletano il loro ciclo di for­ma­zione in un anno, dando forma ai grappoli nella pri­mavera suc­cessiva.

Le foglie della vite sono sem­plici, di tipo palmato-lobato, con cinque ner­vature che danno origine a cinque lobi.

I fiori sono riuniti in un’infiorescenza a grappolo, in po­si­zione op­posta alla foglia e sono er­ma­froditi (dotati sia di organo fem­minile sia di organi ma­schili). Al con­trario la vite sel­vatica è dioica, quindi esi­stono piante ma­schili e piante fem­minili. Una volta av­venuta la fe­con­da­zione si origina il frutto della vite, l’uva.

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LE FASI DELLA VITE

Possiamo di­stin­guere 4 fasi dell’evoluzione dell’uva sulla pianta:

– nel pe­riodo che va dall’al­le­ga­gione (giugno), mo­mento in cui il piccolo acino è formato, all’in­va­iatura, mo­mento in cui cambia di colore, l’uva è verde e di con­si­stenza dura. Il frutto è co­lorato dalla clo­ro­filla, con­tiene il 2% di zuc­cheri ed il 30% di acidità;

l’invaiatura cor­ri­sponde alla co­lo­ra­zione fi­sio­logica dell’uva (fine luglio-agosto). Nello stesso tempo l’acino si in­grossa, di­venta ela­stico e au­menta im­prov­vi­sa­mente il con­tenuto di zuc­chero. Il fe­nomeno è molto brusco; un acino d’uva può cam­biare colore in una giornata. Tutte le uve di un vi­gneto nor­mal­mente cam­biano di colore in una quin­dicina di giorni. In questo pe­riodo si os­serva anche l’arresto della cre­scita e la li­gni­fi­ca­zione dei ger­mogli (pe­riodo di ago­sta­mento);

– dall’invaiatura alla ma­tu­ra­zione l’uva con­tinua ad in­gros­sarsi, ac­cumula zuc­cheri e perde acidità. In questo pe­riodo, che dura 40-50 giorni, pos­siamo di­stin­guere due tipi di ma­tu­ra­zione: ma­tu­ra­zione fi­sio­logica e ma­tu­ra­zione com­mer­ciale.
La ma­tu­ra­zione av­viene dalla fine di agosto ad ot­tobre;

– in alcuni casi si lascia l’uva sulla vite, dove si con­serva bene in as­senza di piogge, ed è pos­sibile quindi al­lungare la sua pre­senza sul mercato.

L’acino vive delle sue ri­serve, perde acqua e il succo si con­centra. La gros­sezza dell’uva matura varia se­condo l’annata e so­prat­tutto in fun­zione della pio­vosità. Gli scarti di gros­sezza tra un’annata all’altra possono va­riare dal 25% al 30%.
Piogge ab­bon­danti du­rante la ma­tu­ra­zione fanno gon­fiare bru­sca­mente l’acino, la cui buccia può scop­piare.
Ogni acino può con­tenere da 0 a 4 semi o vi­nac­cioli, molto im­por­tanti in eno­logia, in quanto ri­la­sciano so­stanze, come tannini e po­li­fenoli, che in­fluenzano molto le ca­rat­te­ri­stiche or­ga­no­let­tiche del vino.

CONTINUA LA PROSSIMA SETTIMANA!

Vittorio Boneschi
Sono Vittorio, studio Agrotecnologie perché credo in un futuro sostenibile.

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