La coltura della settimana: la vite | Pt. 2

Ott 3, 2017

[…continua da Parte 1]

HABITATPOSIZIONAMENTO

La vite ne­cessita di un clima caldo du­rante il pe­riodo ve­ge­tativo e di un ade­guato pe­riodo di freddo in­vernale per poter com­piere in ma­niera ade­guata il proprio ciclo an­nuale, ragion per cui la vi­ti­coltura si è diffusa nelle zone con tem­pe­rature medie annue com­prese tra 10 e 20°C.  Questo succede perché la re­si­stenza ai freddi in­vernali è re­la­ti­va­mente li­mitata ri­spetto ad altre piante dei climi tem­perati e sotto i -15°C si pro­ducono danni ir­re­pa­rabili alla pianta.  D’altra parte il freddo in­vernale è ne­ces­sario alla vite per il suo ciclo, quindi l’areale di col­ti­va­zione si limita ul­te­rior­mente alle re­gioni con una tem­pe­ratura media annua su­pe­riore ai 20°C.  La vite viene col­tivata anche in re­gioni tro­picali ed equa­to­riali dove è ne­ces­sario però ri­correre a tec­niche di po­tatura e trat­ta­menti chimici capaci di si­mulare la stasi in­vernale e ri­muovere lo stato di dor­mienza dalle gemme.

La vite pre­fe­risce terreni sciolti, ben drenati (in quanto la pianta soffre molto il ri­stagno idrico) e ten­den­zial­mente caldi.

L’accumulo di calore du­rante l’intero ciclo pro­duttivo di una va­rietà viene im­piegato per de­finire le sue esi­genze ter­miche, con­frontate con le di­spo­ni­bilità dell’ambiente. Le esi­genze ter­miche delle varie cul­tivar di vite sono for­te­mente dif­fe­ren­ziate e va­riano da 1200 GG (ac­cumulo di gradi giorno) per i vi­tigni a ma­tu­ra­zione precoce come Chardonnay e Pinot ad oltre 1800 GG per le va­rietà a ma­tu­ra­zione tardiva come Montepulciano. Il GG è un metodo uti­lizzato per de­finire le esi­genze ter­miche delle cul­tivar, cal­colato su base gior­na­liera come dif­fe­renza della tem­pe­ratura media dell’aria e un valore soglia (10°C), al di sotto del quale i fe­nomeni di cre­scita dei frutti sono di scarso ri­lievo.

La vite ne­cessita per un buono svi­luppo di un am­biente ideale e la pre­pa­ra­zione del terreno è fon­da­mentale per la buona riu­scita dell’impianto. In ge­nerale, la vite pre­fe­risce terreni sciolti, ben drenati (in quanto la pianta soffre molto il ri­stagno idrico) e ten­den­zial­mente caldi. La vite è una specie agraria che si è adattata egre­gia­mente agli am­bienti re­la­ti­va­mente aridi, dove spesso esprime il mi­gliore po­ten­ziale qua­li­tativo. Gli im­pianti in pianura hanno un’escursione termica non troppo elevata e c’è la pos­si­bilità di mec­ca­nizzare la gran parte delle ope­ra­zioni, ma il ri­schio di ri­stagno idrico è elevato se il terreno non è op­por­tu­na­mente si­stemato. In collina, invece, l’escursione termica è mag­giore ma senza ri­schio di ri­stagno idrico, inoltre sono ne­ces­sarie op­portune si­ste­ma­zioni del terreno per rendere mec­ca­niz­zabili alcune ope­ra­zioni.

In collina si deve va­lutare il ver­sante di im­pianto: a sud si trova il ver­sante mi­gliore in quanto la luce è pre­sente dall’alba al tra­monto, a est vi è luce in­tensa du­rante la mattina, con tem­pe­rature più basse, adatto per la pro­du­zione di vini bianchi pro­fumati, a ovest vi è luce du­rante le ore più calde del giorno, adatto alla pro­du­zione di vini rossi, il ver­sante a nord non è da con­si­derare se non al Meridione.

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© Sven Wilhelm – Jugenheim in Rheinhessen, Germany

 

La po­tatura è la tecnica più ef­ficace per di­sci­plinare e guidare la pro­du­zione sia in senso pro­duttivo che qua­li­tativo. Per una buona po­tatura bi­sogna tener conto della fase del ciclo vitale della pianta e adat­tarsi alle con­di­zioni fe­no­lo­giche che si ri­petono ogni anno (po­tature clas­siche sono ef­fet­tuate du­rante il riposo in­vernale ed estivo). Gli ob­biettivi della po­tatura sono tre:

–  dare una forma alla pianta e man­te­nerla nel tempo;

– rendere co­stante nel tempo la pro­du­zione, con­ser­vando il po­ten­ziale pro­duttivo;

– ot­tenere una pro­du­zione di qualità.

 

DIFFUSIONE

In Italia tra il 1970 e il 1980 la su­per­ficie in coltura per uve da vino aveva rag­giunto il suo li­vello più alto, su­pe­rando un mi­lione di ettari. Da quel mo­mento vi fu una pro­gressiva con­tra­zione nella col­ti­va­zione della vite, che toccò il minimo nel 2001 con 675.000 ettari. Successivamente le su­perfici in coltura si sono man­tenute co­stanti; il motivo di questo forte ri­di­men­sio­na­mento della vi­ti­coltura è stato in­ter­pretato da molti come con­se­guenza delle regole co­mu­ni­tarie e in par­ti­colare delle norme re­lative al di­vieto di nuovi im­pianti.  Ma in questo pa­norama ge­nerale vi è una si­tua­zione dif­fe­ren­ziata tra le di­verse re­gioni, alcune delle quali hanno ri­dotto le su­perfici a vi­gneto in modo con­tenuto – come Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Puglia e Sicilia – mentre in altre il fe­nomeno è ri­sultato molto più dra­stico, come in Liguria, Lazio e Calabria.

La pro­du­zione ita­liana che negli anni 70’-80’ aveva rag­giunto i 75 mi­lioni di et­to­litri si è pro­gres­si­va­mente ri­dotta fino ai giorni nostri a circa 50-55 mi­lioni di et­to­litri. Se con­si­de­riamo che le at­tuali espor­ta­zioni di vino am­montano a circa 14 mi­lioni di et­to­litri anno, i re­stanti 35 mi­lioni di et­to­litri do­vrebbero essere as­sorbiti dal mercato in­terno. Oggi le re­gioni più pro­duttive sono il Veneto, se­guito da Toscana, Puglia e Sicilia.

In Italia i vi­tigni mag­gior­mente im­piantati sono il Sangiovese (12% del totale), il Merlot (9%), Cabernet Sauvignon (7%), Montepulciano (6%) e Barbera (5%). I vi­tigni rossi quindi rap­pre­sentano la mag­gio­ranza, mentre i vi­tigni bianchi sono uti­lizzati in pro­por­zioni molto in­fe­riori, tra questi i prin­cipali sono: Moscato bianco, Pinot grigio, Trebbiano to­scano, Chardonnay e Prosecco. Si può notare una pro­pen­sione nelle scelte dei vi­ti­coltori a pro­durre uve nere e quindi vini rossi.

 

 

La vi­ti­coltura ita­liana si pre­senta ancora molto fra­zionata (l’85% dei pro­duttori col­tivano su­perfici in­fe­riori a 5 ettari), in parte di­slocata in aree col­linari (40%) e in parte in pianura (60%). Tuttora è pre­sente un numero ec­cessivo di si­stemi di al­le­va­mento, molti dei quali di tipo tra­di­zionale.

I si­stemi d’allevamento mag­gior­mente adottati nelle aree meno fertili del Nord e Sud Italia sono le forme in volume come l’alberello e i si­stemi a con­tro­spal­liera bassa, con densità di im­pianto at­torno alle 3.000-3.500 viti ad ettaro. Mentre nei terreni più fertili delle aree centro set­ten­trionali si trovano molti si­stemi alti ed espansi, quali le forme in parete ver­ticale o a tetto oriz­zontale, con densità di im­pianto in­torno alle 2.000 viti per ettaro.

In con­trap­po­si­zione ai vecchi e tra­di­zionali si­stemi si è ri­cercato un si­stema di al­le­va­mento mo­derno, equi­li­brato ed in­te­ra­mente mec­ca­niz­zabile, rap­pre­sentato dall’al­le­va­mento a cordone per­ma­nente con po­tatura corta. Questa forma più con­tenuta produce una quantità di uva ge­ne­ral­mente in­fe­riore alle forme tra­di­zionali, ma quasi sempre di qualità mi­gliore.

La vi­ti­coltura si sta evol­vendo per ot­tenere quattro ri­sultati fon­da­mentali: mi­gliorare la qualità delle uve, la pro­dut­tività dell’impianto, il ri­spetto dell’ambiente e l’abbassamento dei costi di ge­stione. In quest’ottica, si deve tener pre­sente che i si­stemi a cordone sono mec­ca­niz­zabili sia per la ven­demmia che per la po­tatura, uti­liz­zando mac­chine a scuo­ti­mento ver­ticale o oriz­zontale e po­ta­trici.

Una buona pro­du­zione per un vi­gneto si aggira tra le 12 e 18 ton­nellate per ettaro, mentre una bassa pro­du­zione dai 6-12 t/ha.

Infine uno stress idrico nella fase finale della ma­tu­ra­zione può mi­gliorare la qualità del vino, per ri­du­zione della con­cen­tra­zione dell’acqua e au­mento di quella degli zuc­cheri.

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© Bodegas Luis Pérez, Jerez de la Frontera, Spain

ESIGENZE IDRICHE

La vite è una pianta con li­mitate esi­genze idriche, ma è ne­ces­sario prov­vedere a sod­di­sfarne i fab­bi­sogni ir­rigui dove pos­sibile, per ot­tenere un buon pro­dotto. Laddove la pio­vosità e il terreno non ga­ran­ti­scono una suf­fi­ciente pre­senza di acqua è ne­ces­sario ri­correre all’irrigazione per evitare lo stress idrico, che può avere ef­fetti più o meno gravi a se­conda del pe­riodo.

Uno stress idrico in fio­ritura può causare la ca­scola dei frut­ticini e com­pro­mettere la pro­du­zione, uno stress idrico all’invaiatura com­porta un peg­gio­ra­mento delle ca­rat­te­ri­stiche or­ga­no­let­tiche del pro­dotto e un’interruzione dei pro­cessi di ma­tu­ra­zione degli acini. Infine uno stress idrico nella fase finale della ma­tu­ra­zione può mi­gliorare la qualità del vino, per ri­du­zione della con­cen­tra­zione dell’acqua e au­mento di quella degli zuc­cheri.

Eccetto le zone vi­ticole dove è ne­ces­saria per poter per­mettere alla pianta di com­pletare il proprio ciclo vitale e dove in­fluisce po­si­ti­va­mente sulle ca­rat­te­ri­stiche qua­li­tative dell’uva, l’irrigazione induce un ge­nerale au­mento dell’attività ve­ge­tativa, a scapito della ma­tu­ra­zione degli acini: abu­sandone si può causare un ri­tardo nella ma­tu­ra­zione e ot­tenere un pro­dotto di qualità in­fe­riore.

I metodi di ir­ri­ga­zione uti­lizzati per la vite sono prin­ci­pal­mente l’irrigazione a pioggia, che non ne­cessita di elevati costi d’impianto, e la mi­croir­ri­ga­zione. In par­ti­colare, quest’ultima pre­senta di­versi van­taggi:

– ri­du­zione dei volumi d’acqua uti­lizzati (minori perdite);

– con­te­ni­mento in­fe­stanti;

– pos­si­bilità di as­so­ciare ir­ri­ga­zione e fer­tir­ri­ga­zione;

– man­te­ni­mento di un co­stante il li­vello di umidità del terreno vicino alle radici della pianta;

– as­senza di fe­nomeni di co­sti­pa­zione del terreno.

Le pre­ci­pi­ta­zioni in un am­biente vocato do­vrebbero sod­di­sfare le ne­cessità idriche della coltura non solo in termini di ap­porti com­plessivi, ma anche per quel che ri­guarda la loro di­stri­bu­zione sta­gionale che do­vrebbe per­mettere al suolo di pre­sentare ade­guate do­ta­zioni idriche du­rante l’intero ciclo col­turale. Su questo ap­proccio di vo­ca­zio­nalità na­turale si basano i di­sci­plinari di pro­du­zione di molti vini a de­no­mi­na­zione di origine, che vietano il ri­corso alle pra­tiche ir­rigue, con­si­derate tec­niche di for­zatura e non valido sup­porto delle po­ten­zialità pro­duttive e qua­li­tative dei vi­gneti.

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Vittorio B
Sono Vittorio, studio Agrotecnologie perché credo in un futuro sostenibile.

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