La coltura della settimana: il kiwi

Set 6, 2017

L’albero del kiwi – che si chiama tecnicamente actinidia –  è originario della vallata dello Yang-Tze in Cina, dove vive ancora allo stato spontaneo.
L’introduzione in Europa risale al 1845, quando l’esploratore della Royal Society of Horticulture Robert Fortune la importò di ritornò da un viaggio in Cina. Questa pianta venne introdotta in Nuova Zelanda nel ‘900, dove trovò un ambiente ottimale e fu presto coltivata in tutto il paese. Presto la Nuova Zelanda iniziò ad essere identificata come la patria di questo frutto, che divenne noto al mondo col nome di frutto del kiwi, indicando con quest’ultimo termine i neozelandesi. Il kiwi infatti è un uccello indigeno simbolo della Nuova Zelanda.

Un aspetto fondamentale da considerare è l’elevata necessità idrica dell’actinidia, che può arrivare, in certi ambienti, anche a 10.000 m3/ettaro/anno.

IL MERCATO DEL KIWI

I maggiori produttori mondiali di kiwi sono, dopo la Cina, la Nuova Zelanda e l’Italia, in cui la coltura dell’actinidia si è diffusa soprattutto nel Lazio, in Emilia Romagna e in Piemonte. Anche in Cile le condizioni climatiche favorevoli a questa coltura hanno spinto investitori stranieri a realizzare impianti di actinidia.

ACTINIDIA DELICIOSA

Il genere Actinidia comprende numerose specie. La più importante dal punto di vista agronomico, alla quale appartengono le cultivar attualmente coltivate, è l’Actinidia deliciosa.
Questa pianta presenta un apparato radicale molto superficiale e fitto, e si presenta come una liana rampicante, i cui rami possono raggiungere lunghezze considerevoli.
Attualmente vengono utilizzati per la coltivazione diversi cultivar riconducibili a 3 specie, actinidia deliciosa a polpa verde, actinidia chinensis a polpa gialla, actinidia arguta a polpa rossa.

LE FASI DI CRESCITA DEL KIWI

Trattandosi di una pianta dioica si hanno piante maschili e piante femminili, con rispettivi fiori maschili e femminili (staminiferi e pistilliferi). La pianta dell’actinidia germoglia, in funzione dell’ambiente e del clima, tra l’inizio e la fine di marzo.
I fiori sono di colore bianco paglierino e sbocciano normalmente nella terza decade di maggio.
La fioritura, che può essere anticipata o posticipata dall’andamento climatico, si protrae per 8-10 giorni.

I frutti si sviluppano solo sulle piante femminili, sono di forma ovale, di colore marrone, ricoperti di peluria e contengono una polpa di colore dal giallo al verde, puntinata di semi neri.
Il frutto è molto ricco di vitamina C (76mg/100g), inoltre contiene potassio, fosforo, magnesio e calcio.

kiwi

 

L’impollinazione dell’actinidia avviene principalmente ad opera degli insetti. Si consiglia di mettere almeno 4-5 arnie per ogni ettaro, in quanto, purtroppo, il fiore dell’actinidia non attrae le api e quindi è necessario mettere nelle vicinanze un elevato numero di famiglie.

Onde evitare che le condizioni ottimali per le api siano compromesse, è consigliato evitare che l’impianto sia troppo ombreggiato. Recentemente sono state introdotte delle nuove tecniche per migliorare l’impollinazione dell’actinidia, tra cui quella artificiale, mediante l’uso di atomizzatori.
L’uso di questa tecnica aumenta la produttività e la pezzatura dei frutti. Da ogni fiore fecondato si ottiene un frutto che viene portato fino a maturazione.
Si può osservare la formazione di grappoli di frutti, se tutti i fiori presenti sull’infiorescenza vengono fecondati.

COME OTTENERE UN BUON KIWI?

Per ottenere frutti di buona pezzatura, idonei quindi per la vendita e l’esportazione, è necessario intervenire con diradamenti.
Il diradamento, oltre a eliminare tutti i frutti deformi, serve per riequilibrare il carico produttivo alle risorse della pianta.
In questo modo i frutti rimasti saranno avvantaggiati nella crescita, raggiungendo standard qualitativi maggiori.

L’attività vegetativa dell’actinidia dura molto a lungo, a tal punto che le foglie rimangono sulla pianta anche sino a dicembre. Fra tutte le cultivar coltivate in Italia, l’unica meritevole individuata è “l’Hayward“. Questa cultivar è stata selezionata in Nuova Zelanda e produce frutti grossi di forma ovale, con buccia di colore bruno e polpa di colore verde-paglierino.

L’irrigazione è una pratica fondamentale per ottenere produzioni quantitativamente e qualitativamente valide e deve pertanto essere attuata in maniera da massimizzarne l’efficienza.

Il lavoro di miglioramento genetico sviluppato  sulla cultivar ‘Hayward’ ha l’obbiettivo di ottenere nuove cultivar con elevata capacità fecondante, a fioritura prolungata e abbondante, in grado di assicurare un’ottima e costante produttività.

L’actinidia, negli ambienti in cui è presente da molto tempo, come in Nuova Zelanda e in Cina, è coltivata in aree in cui non si verificano danni da freddo.
Gli ambienti ideali in Italia, sono soprattutto quelli costieri dell’Italia Centro Meridionale, dove si ottengono frutti di ottima qualità e con grandi capacità di conservazione (serbevolezza).
Il periodo che intercorre tra la fioritura e la raccolta deve essere almeno di 160-180 giorni.
Nell’Italia centro-meridionale l’actinidia fiorisce intorno al 20 di maggio e pertanto è possibile raccogliere, in questi ambienti, frutti di buona qualità tra il 10 e il 20 di novembre.

FATTORI IMPORTANTI PER LA CRESCITA DEL KIWI

Uno dei fattori che può limitare lo sviluppo, anche nelle zone più vocate, è il calcare nel terreno: terreni con elevato contenuto di calcare attivo e pH superiore a 7,6 provocano fenomeni di clorosi e pertanto è da escludere la coltivazione dell’actinidia. Un altro fattore limitante è il vento, poiché arreca danni direttamente ai germogli; occorre quindi installare frangivento nelle zone a rischio.

Le lavorazioni periodiche del terreno hanno come obiettivo principale l’eliminazione della flora infestante nonché l’interramento dei concimi minerali. L’actinidia predilige terreni franchi a medio impasto, dove il drenaggio è buono e non c’è rischio di ristagno idrico.  Dove è presente il ristagno idrico è necessario installare sistemi di drenaggio.

FORMEMETODI DI ALLEVAMENTO

Le forme di allevamento attualmente utilizzate in Italia sono ‘il tendone’, soprattutto nelle aree Meridionali e ‘la pergoletta’, al Nord. Essendo una specie dioica, le piante maschili sono distribuite in modo da garantire l’impollinazione di tutte le piante femminili; a tal fine si usa mettere a dimora un maschio ogni 6-8 femmine.

La potatura è una pratica indispensabile per la formazione di una idonea struttura scheletrica e per dare il giusto equilibrio alla pianta nella fase produttiva. E’ importante far sviluppare un unico tronco, perfettamente dritto sino all’impalcatura, dove si svilupperanno i germogli più vigorosi, sino a diventare rami produttivi.

La raccolta va fatta a mano, staccando i singoli frutti senza il peduncolo, i quali devono essere posti il più rapidamente possibile in celle frigorifere.  Gli agricoltori, in genere, tendono ad anticipare la raccolta per timore di grandinate o gelate che potrebbero compromettere la produzione. La principale destinazione dell’actinidia è il mercato fresco interno, ma esiste una importante corrente di esportazione verso Austria e Svizzera.  La commercializzazione avviene in genere dopo un periodo di conservazione che oscilla da 1 a 6 mesi.

CONCIMAZIONE DEL KIWI

La concimazione è un aspetto di importanza notevole nella coltivazione dell’actinidia, il fabbisogno di azoto, fosforo e potassio è modesto, per questo è consigliato l’impiego della diagnostica fogliare per determinare le quantità corrette.
Studi condotti in Nuova Zelanda hanno dimostrato che la presenza di azoto in grandi quantità in prossimità della raccolta pregiudica la conservabilità dei frutti.

IRRIGAZIONE DEL KIWI

Un aspetto fondamentale da considerare è l’elevata necessità idrica dell’actinidia, che può arrivare, in certi ambienti, anche a 10.000 m3/ettaro/anno.
L’irrigazione è quindi fondamentale, soprattutto nelle aree centro meridionali dove la piovosità annua è molto limitata. Importante è anche la qualità dell’acqua in quanto il contenuto di sali disciolti, se superiore al 5 per mille, può provocare gravi danni all’impianto.
I sistemi di irrigazione più comunemente utilizzati sono quello a pioggia, localizzata e a spruzzo.
L’irrigazione è una pratica fondamentale per ottenere produzioni quantitativamente e qualitativamente valide e deve pertanto essere attuata in maniera da massimizzarne l’efficienza.

 

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Redazione / Vittorio
Sono Vittorio, studio Agrotecnologie perché credo in un futuro sostenibile.

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