Coltura della settimana: l’arancio

Ago 1, 2017

L’arancio è una pianta tro­picale con an­tiche origini nel Sud-Est Asiatico,  im­portata in Europa da na­vi­gatori por­to­ghesi ebbe subito grande suc­cesso, fino a di­ventare ai giorni nostri il frutto più con­sumato e famoso del globo.

La pro­du­zione mon­diale si è più che rad­dop­piata negli ultimi 40 anni, con l’enorme in­cre­mento pro­duttivo del Brasile, at­tual­mente leader mon­diale nel mercato del succo d’arancia.

Il nostro paese, caso unico nell’agrumicoltura mon­diale, ha pri­vi­le­giato le va­rietà (cul­tivar) che pro­ducono un’arancia rossa

Simbolo di fre­schezza e be­nessere, l’arancia è dal punto di vista nu­tri­zionale fonte di vi­tamine, sali mi­nerali, acidi or­ganici e so­stanze an­ti­os­si­danti ed è pra­ti­ca­mente priva di grassi.

L’ARANCIA IN ITALIA

Proprio negli ultimi anni, a fronte dell’aumentato consumo di succhi si è re­gi­strato un minore consumo di frutta fresca e l’Italia, che fi­gurava tra i primi paesi pro­duttori del mondo, è ora il se­condo paese agru­micolo nel Mediterraneo, dopo la Spagna; in Italia in­fatti da qualche anno la cre­scita pro­duttiva è stata minima e gli sbocchi di mercato, sia in­terno che estero sono sempre più dif­fi­coltosi.

Le re­gioni ita­liane pro­dut­trici di questo amato frutto sono quelle me­ri­dionali, prima fra tutte la Sicilia che for­nisce oltre la metà della pro­du­zione na­zionale. Il nostro paese, caso unico nell’agrumicoltura mon­diale, ha pri­vi­le­giato le va­rietà (cul­tivar) che pro­ducono un’arancia rossa a scapito di quelle a frutto biondo. In Sicilia in­fatti la pro­du­zione di arance rosse occupa il 70% della pro­du­zione totale, le va­rietà prin­cipali sono Tarocco, Moro e Sanguinello.

L’ARANCIOIL SUOLO

Nella frut­ti­coltura mo­derna il metodo di pro­pa­ga­zione uti­lizzato per ot­tenere nuovi in­di­vidui è l’innesto

L’arancio è un albero tro­picale sempre verde, ap­par­te­nente alla fa­miglia delle Rutacee, che si è adattato bene al clima me­di­ter­raneo, dove le tem­pe­rature medie nei mesi in­vernali non scendono sotto i 5°. La ca­pacità di adat­tarsi ai vari tipi di terreno di­pende es­sen­zial­mente dal por­tain­nesto im­piegato.

Nella frut­ti­coltura mo­derna il metodo di pro­pa­ga­zione uti­lizzato per ot­tenere nuovi in­di­vidui è l’innesto, cioè una tecnica che vede l’inserimento in una pianta, detta por­tain­nesto, di una parte di un’altra pianta di specie o va­rietà diversa.In questo modo è pos­sibile ot­tenere in­di­vidui più re­si­stenti e in grado di pro­durre frutti di qualità. In Italia l’arancio amaro è stato pra­ti­ca­mente l’unico por­tain­nesto uti­lizzato.

L’arancio si adatta bene a molti suoli, ma pre­dilige quelli a medio im­pasto, dove non c’è ri­schio di ri­stagno idrico e di asfissia ra­dicale. I terreni de­stinati alla col­ti­va­zione di questi alberi non devono essere ne­ces­sa­ria­mente pro­fondi, poiché l’apparato ra­dicale è su­per­fi­ciale e si svi­luppa prin­ci­pal­mente nei primi 50 cm del suolo.

L’ARANCIOLA SUA CHIOMA

In con­di­zioni na­turali, cioè in as­senza di po­tature, la chioma degli alberi di arancio tende ad avere una con­for­ma­zione globosa. Attualmente la forma di al­le­va­mento pra­ticata è detta a “globo”: gli alberi sono di­sposti su file a di­stanze ade­guate per man­tenere la loro in­di­vi­dualità. In al­ter­nativa, se la di­stanza tra le piante viene ac­cor­ciata, viene de­finito “a siepone”, in cui le di­verse chiome formano una parete con­tinua.

La densità elevata della chioma dell’albero di arancio im­pe­disce alla luce di rag­giungere le zone più in­terne, quindi è ne­ces­sario fare in­ter­venti di po­tatura an­nual­mente. Questi fa­ci­litano la rac­colta e per­mettono una re­golare e ab­bon­dante frut­ti­fi­ca­zione.

La fio­ritura, nella area  me­di­ter­ranea, av­viene tra marzo e maggio e i frutti che rag­giungono ma­tu­ra­zione non sono più del 2-3% dei fiori di una pianta. Il pe­riodo di for­ma­zione del frutto varia da 6 a 12 mesi, ma al di sotto di 12°C e al di sopra dei 36° il frutto ar­resta il suo in­gros­sa­mento.

Dopo la rac­colta i frutti sono de­stinati al mercato fresco o all’industria della tra­sfor­ma­zione.

LE VARIETÀ DELLARANCIO

La Valencia è la cul­tivar di arancio più diffusa al mondo, grazie alla sua ca­pacità di  adat­ta­mento e alla co­stante ed elevata pro­dut­tività. Il frutto è molto succoso e ha pochi semi, per­tanto è il più uti­lizzato nella pro­du­zione di succhi.

Il Tarocco, invece, è la più im­por­tante cul­tivar pig­mentata e produce un frutto molto succoso solo in con­di­zioni am­bientali ot­timali.  Le arance di “Tarocco’’ ma­turano da metà di­cembre a marzo e rap­pre­sentano un pro­dotto esclusivo della nostra terra.

 

 SE UNOTTIMA ARANCIA VUOI FARE

Gli agrumi sono piante ori­gi­narie di aree ad elevate tem­pe­rature e forti pio­vosità, è quindi fon­da­mentale ga­rantire un ap­porto idrico ade­guato per ot­tenere una buona resa. Ogni cul­tivar ha il suo fab­bi­sogno idrico che deve essere messo in re­la­zione al clima e al suolo in cui cresce.

L’irrigazione serve a com­pensare l’irregolarità delle pre­ci­pi­ta­zioni at­mo­sfe­riche nel corso dell’anno, per questo du­rante il pe­riodo au­tunnale e in­vernale le ir­ri­ga­zioni non sono ne­ces­sarie, mentre du­rante il pe­riodo pri­ma­verile ed estivo sono fon­da­mentali per ot­tenere pro­dotti di qualità.

La red­di­tività dell’agricoltore di­pende prin­ci­pal­mente dalla qualità del suo pro­dotto, de­finita in base alla pez­zatura (gran­dezza del frutto) e all’accumulo di car­boi­drati. Per avere frutti di elevata qualità è fon­da­mentale fornire alla pianta tutto ciò di cui ne­cessita. I de­ficit idrici si ri­per­cuotono di­ret­ta­mente sulla cre­scita dei frutti, ri­du­cendone gli ac­cumuli di car­boi­drati.

 

…L’ACQUA GIUSTA DEVI DARE!

L’irrigazione dell’arancio è fon­da­mentale ma le tec­niche e le mo­dalità devono se­guire criteri di ri­sparmio e va­lo­riz­za­zione delle ri­serve idriche.

In ge­nerale, il fab­bi­sogno idrico in Italia am­monta circa a 1.000 mm annui per albero, metà delle quali viene abi­tual­mente co­perto dalle pre­ci­pi­ta­zioni at­mo­sfe­riche. Altri 500 mm per albero devono essere pro­curati at­tra­verso l’irrigazione, in modo da man­tenere umido lo strato di terreno in cui si trova l’apparato ra­dicale as­sor­bente.

L’irrigazione non deve av­venire du­rante le ore più calde del giorno, questo perché le goc­cioline d’acqua che ri­mangono su foglie e frutti, fungono da lenti e au­mentano la con­cen­tra­zione dei raggi solari, pro­vo­cando ustioni.

Viene con­si­gliato ir­rigare la mattina presto invece che alla sera, in quanto ba­gnare la terra ancora calda porta ad un no­tevole spreco di acqua per eva­po­ra­zione. Non è da sot­to­va­lutare inoltre la qualità dell’acqua poiché l’eccessiva sa­linità rap­pre­senta un fattore di stress per la pianta. E’ il caso, per esempio, della Sicilia in cui la sa­linità delle acque rap­pre­senta un noto pro­blema.

Il metodo di ir­ri­ga­zione deve essere ef­fi­ciente in modo da li­mitare gli sprechi e avere una ge­stione aziendale so­ste­nibile. Bisogna ab­ban­donare i si­stemi poco ef­fi­cienti a favore di quelli con portata di ero­ga­zione minima e lo­ca­lizzata, af­finché si possa ot­tenere un alto grado di as­sor­bi­mento da parte dell’albero, li­mi­tando quindi la cre­scita di erbe in­fe­stanti.

Un metodo in­no­vativo po­trebbe ri­solvere pro­blemi tecnici ed eco­nomici dell’irrigazione, si tratta dell’utilizzo del nuovo software Revotree, un’intelligenza ar­ti­fi­ciale che, ba­sandosi su dati cli­matici e analisi del terreno, è in grado di cal­colare la ne­cessità idrica gior­na­liera. Questo nuovo stru­mento, ap­pli­cabile ai si­stemi di ir­ri­ga­zione già pre­senti, con­tri­bui­rebbe a ri­spar­miare quel bene tanto pre­zioso che chia­miamo acqua, della cui im­por­tanza ci ri­cor­diamo spesso solo quando manca.

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Vittorio B
Sono Vittorio, studio Agrotecnologie perché credo in un futuro sostenibile.

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