La coltura della settimana: l’albicocco

Ago 24, 2017

L’albicocco ap­par­tiene alla fa­miglia delle Rosacee, di cui fanno parte anche il ci­liegio, il pesco e il prugno. 

La sua origine è in­certa, es­sendo contesa da tre grandi aree: centro asiatica, cinese e cau­casica. Secondo l’opinione pre­va­lente l’albicocco pro­viene dalla Cina. La sua pre­sunta origine dall’Armenia ( da cui ha preso il nome, Prunus Armeniaca) di­scende dal fatto che è da questa re­gione che per­venne ai Greci e ai Romani, tanto che ancora oggi l’albicocca viene chiamata ‘’Armellino’’ in alcune zone del Veneto e ‘’Armungnin’’ in Liguria.

Il sapore di quelle al­bi­cocche mi torna in bocca per con­so­larmi con l’idea che l’abbondanza è a portata di mano, se la si sa cercare.

Isabel Allende

LA PRODUZIONE DELLALBICOCCO

La pro­du­zione mon­diale di al­bi­cocche si aggira sui 2 mi­lioni di ton­nellate annue, di cui il 60% circa viene col­tivata nei paesi del bacino del Mediterraneo (Turchia, Italia, Spagna, Grecia e Francia).
L’Italia produce circa il 30% della pro­du­zione eu­ropea e, a dif­fe­renza della Spagna e della Grecia, de­stina solo circa il 5% della pro­du­zione na­zionale all’esportazione, prin­ci­pal­mente verso Germania, Austria e Svizzera.

L’epoca di fio­ritura è molto precoce, subito dopo il man­dorlo e prima del pesco, al Sud nel mese di feb­braio e al Nord a marzo, e come in tutti i prunus la fio­ritura precede la fo­glia­zione.

La sen­si­bilità di questa coltura ai fattori cli­matici de­termina una estrema va­ria­bilità nel quan­ti­tativo pro­dotto.
Le re­gioni ita­liane più pro­duttive sono la Campania e l’Emilia-Romagna. La maggior parte della pro­du­zione ita­liana di al­bi­cocche viene de­stinata al consumo fresco e solo una piccola quota è uti­lizzata per la pro­du­zione di mar­mellate e succhi.

albicocche

Photo by Brigitte Tohm on Unsplash

CARATTERISTICHE DELLALBICOCCO

L’albicocco è una pianta longeva di medie di­men­sioni, che può rag­giungere i 12 metri allo stato sel­vatico, ma nelle col­ti­va­zioni viene tenuto sotto i 3,5 metri, per age­volare la rac­colta dei frutti.
La chioma assume nor­mal­mente una forma ad om­brello, ma ha por­ta­menti di­versi a se­conda della cul­tivar.
L’apparato ra­dicale è piut­tosto fit­to­nante, quindi le radici si svi­luppano in pro­fondità in­torno ad un asse cen­trale.

Le foglie hanno aspetto cuo­ri­forme, con apice ac­cu­minato e bordi se­ghettati.
I fiori sono molto simili ai loro cugini ci­liegio, pruno e pesco, sono di colore bianco puro o lie­ve­mente rosato.
L’epoca di fio­ritura è molto precoce, subito dopo il man­dorlo e prima del pesco, al Sud nel mese di feb­braio e al Nord a marzo, e come in tutti i prunus la fio­ritura precede la fo­glia­zione. La fio­ritura precoce dell’albicocco rap­pre­senta il mo­mento di fra­gilità, poiché espone i fiori ai rischi delle gelate pri­ma­verili, che possono ab­battere dra­sti­ca­mente le rese.

Oggi gli ef­fetti po­sitivi dell’irrigazione non sono più in di­scus­sione, ma oc­corre pre­starvi par­ti­colare at­ten­zione e co­no­scere i mo­menti adatti per l’apporto ir­riguo, così da ot­tenere li­velli qua­li­tativi su­pe­riori

L’albicocco è in grado di sop­portare anche tem­pe­rature di -30°C, senza gravi danni, tut­tavia fio­risce molto presto ri­spetto a tutti gli alberi da frutto e questo rende gli al­bi­cocchi molto vul­ne­rabili alle gelate tardive.
Temperature di pochi gradi al di sotto dello 0°C, spe­cial­mente a se­guito di pe­riodi miti e piovosi, che col­pi­scono la pianta in fio­ritura o con frut­ticini ancora piccoli, possono pro­vocare la perdita quasi totale della pro­du­zione.
L’eccessiva umidità, sia del terreno che dell’aria, può essere con­si­derato il fattore li­mi­tante più grave per questa coltura. Questa è la prin­cipale ra­gio­ne­della sua dif­fu­sione si sia in­di­rizzata verso climi caldi e asciutti, con minori pre­ci­pi­ta­zioni e rischi di gelate tardive.

Fiori d'albicocco

IL FRUTTO DELLALBICOCCO

Il frutto è una drupa vel­lutata di forma va­riabile (globosa, el­littica, ovale), con co­lo­ra­zione dal giallo all’arancione.
Le al­bi­cocche ne­ces­sitano dai 3 a i 6 mesi per com­pletare la ma­tu­ra­zione, che si con­centra tra giugno e agosto.
Composta al 90% d’acqua, l’albicocca ha un con­tenuto ca­lorico par­ti­co­lar­mente basso (28 ca­lorie per 100g) ed è ricca di vi­tamina A, fon­da­mentale per un re­golare fun­zio­na­mento della vista.

Nell’albicocco oc­corrono, a se­conda delle cul­tivar, da 250 ad oltre 1200 ore sotto i 7°C, per sod­di­sfare il fab­bi­sogno in freddo, su­perare la dor­mienza e ger­mo­gliare. La data di fio­ritura di ogni cul­tivar di­pende quindi dal suo fab­bi­sogno in freddo ed in caldo.

LE VARIETADELLALBICOCCO

Fino a vent’anni fa lo standard va­rietale dell’albicocco era co­sti­tuito da mol­tissime razze locali, co­sti­tuitesi nei secoli e giunte a noi per la loro ca­pacità di adat­tarsi a par­ti­colari nicchie cli­ma­tiche.
Negli ultimi anni questo pa­tri­monio si è andato ra­pi­da­mente as­sot­ti­gliando poiché molte cul­tivar, no­no­stante le ottime qualità or­ga­no­let­tiche, sono ina­datte ad essere col­tivate al di fuori del loro am­biente d’origine.
I frut­ti­coltori hanno pre­ferito pri­vi­le­giare solo quelle cul­tivar dotate di una elevata re­si­stenza alle ma­ni­po­la­zioni ed ai tra­sporti.
In Italia, le cul­tivar più diffuse sono la “Cafona“, so­prat­tutto in Meridione, la “Monaco“, usata anche per la pro­du­zione di sci­roppati, e la “Reale d’Imola“, pro­ve­niente quasi esclu­si­va­mente dall’Emilia Romagna.

I FABBISOGNI DELLALBICOCCO

L’albicocco sop­porta male, spe­cial­mente nei terreni ar­gillosi, i ri­stagni idrici, che a loro volta possono fa­vorire lo svi­luppo di gravi in­fe­zioni.
Un’altra ca­rat­te­ri­stica dell’albicocco è la sua elevata in­te­ra­zione con l’ambiente, da cui deriva la dif­fi­coltà di adat­ta­mento delle singole va­rietà ad un am­biente dif­fe­rente dall’originario. Si deve quindi porre grande at­ten­zione alle esi­genze cli­ma­tiche delle di­verse cul­tivar.
Per una red­di­tizia cultura dell’albicocco sono da pre­ferire le po­si­zioni col­linari, lu­minose e ben areate.

Nell’albicocco oc­corrono, tra le 250 e le 1200 ore sotto i 7°C, per sod­di­sfare il fab­bi­sogno in freddo, su­perare la dor­mienza e ger­mo­gliare.
La data di fio­ritura di ogni cul­tivar di­pende quindi dal suo fab­bi­sogno in freddo ed in caldo.

TECNICHE DI CONSERVAZIONI IDRICHE

L’albicocco viene in ge­nerale pra­ticata in terreni non ir­rigui di collina. La prin­cipale pre­oc­cu­pa­zione degli agri­coltori è quella di ef­fet­tuare la­vo­ra­zioni allo scopo di pre­servare le ri­sorse idriche del terreno ed eli­minare la flora in­fe­stante spon­tanea.
Normalmente viene fatta una la­vo­ra­zione in au­tunno, prima del pe­riodo piovoso, che ri­sponde bene al primo ob­biettivo e per­mette inoltre di in­terrare i fer­ti­liz­zanti.

Lavorazioni su­per­fi­ciali nei pe­riodi pri­ma­verile estivo evitano perdite ec­cessive di acqua, in­ter­rom­pendo la ca­pil­larità ed evi­tando la com­pe­ti­zione della pianta con le piante in­fe­stanti.
L’inconveniente di queste la­vo­ra­zioni in terreni col­linari è quello di fa­vorire i fe­nomeni di ru­scel­la­mento.
L’inerbimento con­trollato in tali am­bienti ri­sol­ve­rebbe il pro­blema, ma viene ra­ra­mente at­tuato per timore delle com­pe­ti­zioni idriche tra la coltura prin­cipale e le piante er­bacee.

LA RACCOLTA DELLALBICOCCO

La rac­colta delle al­bi­cocche de­stinate al consumo fresco viene ef­fet­tuata a mano, quando la co­lo­ra­zione di fondo dei frutti sta vi­rando dal verde al giallo. Questa ope­ra­zione com­porta un no­tevole im­piego di ma­no­dopera in quanto non tutti i frutti rag­giungono con­tem­po­ra­nea­mente lo stesso stadio.

L’albicocco ne­cessita di quan­ti­tativi elevati di azoto e di po­tassio, da som­mi­ni­strare con in­ter­venti in au­tunno-in­verno, in fio­ritura e alla rac­colta.
La quantità di fer­ti­liz­zanti da som­mi­ni­strarsi ad un al­bi­coc­cheto in pro­du­zione deve essere sta­bilita sulla base di un preciso calcolo delle aspor­ta­zioni.

L’IRRIGAZIONE DELLALBICOCCO

L’irrigazione è poco usata, in quanto l’albicocco viene con­si­derata poco esi­gente e la ma­tu­ra­zione dei frutti av­viene prima dell’arrivo del pe­riodo asciutto. Ma è un errore!
Oggi gli ef­fetti po­sitivi dell’irrigazione non sono più in di­scus­sione. Bisogna però pre­starvi at­ten­zione e co­no­scere i mo­menti adatti per l’apporto ir­riguo per ot­tenere un pro­dotto mi­gliore.
L’irrigazione post rac­colta fa­vo­risce la for­ma­zione delle gemme, che sboc­ce­ranno l’anno se­guente, evi­tando che la pianta si squi­libri en­trando in al­ter­nanza di pro­du­zione.

Un’ir­ri­ga­zione at­tenta è in­di­spen­sabile per evitare che il frutto soffra la siccità nella fase di cre­scita rapida, mentre nella fase finale della ma­tu­ra­zione del frutto è invece con­si­gliato evitare ap­porti idrici, in quanto di­mi­nui­scono le qualità or­ga­no­let­tiche e com­mer­ciali del frutto.
Il fab­bi­sogno idrico dell’albicocco nel pe­riodo da maggio a set­tembre può sti­marsi in­torno ai 2000 m3/ha.

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Vittorio B
Sono Vittorio, studio Agrotecnologie perché credo in un futuro sostenibile.

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