Agenda 2030, che cos’è?

Ott 26, 2018

Stiamo rac­co­gliendo ri­sorse per il futuro del nostro pianeta, scopri di più >

L’Agenda 2030 è l’ultimo e rin­novato im­pegno preso dagli Stati ap­par­te­nenti alle Nazioni Unite in nome della pace, della coo­pe­ra­zione in­ter­na­zionale e della si­cu­rezza.

In essa sono con­tenuti i Sustainable Development Goals (SDGs), 17 obiettivi so­ste­nibili lan­ciati nel 2015 con va­lidità uni­versale – ciò si­gnifica che tutti i Paesi, in base alle proprie ca­pacità, devono con­tri­buire alla loro rea­liz­za­zione – da rag­giungere per mezzo di 169 sotto-obiettivi mi­su­rabili entro il 2030.

In cosa con­si­stono?

In so­stanza per mezzo di essi si in­tende porre fine alla po­vertà, lottare contro l’ineguaglianza, pro­muovere lo svi­luppo eco­nomico e l’inclusione so­ciale e af­frontare i pro­blemi legati ai cam­bia­menti cli­matici, il tutto con una par­ti­colare at­ten­zione per la so­ste­ni­bilità e nel ri­spetto della ca­pacità am­bientale.

Il nostro Pianeta in­fatti sempre più ar­den­te­mente ne­cessita di po­li­tiche e azioni forti, sen­si­bil­mente at­tente e so­ste­nibili, per con­tra­stare le gravi pro­ble­ma­tiche am­bientali causate dall’impatto dell’uomo e dallo sfrut­ta­mento delle ri­sorse da parte di esso.

il nostro Pianeta è en­trato in una nuova epoca geo­logica de­finita “Antropocene” per gli evi­denti ef­fetti ri­con­du­cibili all’intervento umano

L’ennesimo grido di al­larme è ar­rivato al 35° Congresso Geologico Internazionale, te­nutosi a set­tembre del 2016 a Città del Capo, dove è stata avanzata la teoria se­condo cui il nostro Pianeta è en­trato in una nuova epoca geo­logica de­finita “Antropocene” per gli evi­denti ef­fetti ri­con­du­cibili all’intervento umano nelle stra­ti­fi­ca­zioni geo­lo­giche più pro­fonde.

L’uomo è in­fatti con­si­derato da buona parte della co­munità scien­tifica come la prima causa di gravi fe­nomeni come il cam­bia­mento cli­matico, l’acidificazione degli oceani, la ri­du­zione della fascia di ozono in at­mo­sfera, la perdita di bio­di­versità, la dif­fu­sione di ae­rosol at­mo­sferici, l’inquinamento e la ca­renza di ri­sorse idriche.

Allo stesso tempo però, l’unico essere vi­vente in grado di in­vertire o quanto meno frenare tali ten­denze con azioni con­crete è l’uomo. Come? Sviluppando e pro­muo­vendo nuove tec­no­logie! Pur es­sendo il prin­cipale stru­mento di tra­sfor­ma­zione della natura, i di­spo­sitivi IoT se pro­gettati e usati con cri­terio e per più ap­pro­priati scopi possono avere un ruolo fon­da­mentale nel pro­cesso di con­creta ri­sposta ai bi­sogni.

In questo con­testo si in­se­risce Revotree, una piat­ta­forma per il mo­ni­to­raggio e l’irrigazione di vigne, frutteti ed uliveti a di­stanza, in grado di au­to­ma­tizzare l’apporto di ri­sorse ai terreni, trac­ciare la qualità del pro­dotto per so­stenere le de­ci­sioni e far ri­spar­miare agli agri­coltori acqua, so­stanze, tempo e denaro.

 

 

Revotree è un si­stema hardware e software di mo­ni­to­raggio, pre­di­zione e ana­lytics com­posto da una piat­ta­forma e tre di­spo­sitivi: una sonda per il terreno co­sti­tuita da più sensori, una sta­zione me­teo­ro­logica e delle valvole wi­reless.

Attualmente la startup ha av­viato una cam­pagna di cro­w­d­funding per poter au­mentare la propria pro­du­zione ed en­trare nel sempre più ri­le­vante mercato dello “smart water ma­na­gement” che se­condo le pre­vi­sioni rag­giungerà entro il 2021 un valore di mercato globale di $ 20,1 mi­liardi.

Tale tec­no­logia, visto il con­si­de­revole ri­sparmio delle ri­sorse idriche che com­porta, è per­fet­ta­mente in linea con l’Agenda 2030 e può ri­ve­larsi de­ter­mi­nante per il rag­giun­gi­mento dell’obiettivo 6 “Acqua pulita”.

Più in par­ti­colare essa può essere va­lutata come una so­lu­zione ap­pli­cabile e con­creta per il sotto-obiettivo 6.4 il quale in­tende “Aumentare con­si­de­re­vol­mente entro il 2030 l’efficienza nell’utilizzo dell’acqua in ogni settore e ga­rantire ap­prov­vi­gio­na­menti e for­niture so­ste­nibili di acqua po­tabile, per af­frontare la ca­renza idrica e ri­durre in modo so­stan­zioso il numero di persone che ne su­bisce le con­se­guenze”.

In un mondo in cui l’agricoltura uti­lizza oltre il 70% delle ri­sorse idriche globali, in cui la pas­sione per la cam­pagna, la terra e i suoi frutti sta ac­qui­sendo nuo­va­mente il suo antico fa­scino e le smart tech­no­logies aprono nuovi oriz­zonti di pro­fitto, una so­lu­zione di questo tipo può davvero essere un game changer, e tu con lui!

Consulta anche gli altri punti dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, pro­muo­viamo in­sieme una co­scienza comune di ri­spetto per il pianeta.

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Anita C
Ottiene a pieni voti la laurea specialistica in Politiche per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, da anni è attiva nel mondo delle Associazioni ed è studiosa delle tematiche ambientali legate alla sostenibilità, ai diritti umani nonché al più recente fenomeno del Social Impact Investing. Arricchita dall’esperienza di Junior Philanthropy Advisor presso la Fondazione Lang Italia di Milano è attualmente impegnata nell’attività di Fundraiser per Poliproject Srls.

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