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Siccità: la tecnologia salverà l’agricoltura!

La canicola estiva è finalmente arrivata e, a seguire il trend degli ultimi anni, la bella stagione si ripresenta sempre più calda. Non solo dunque bel tempo e meritate vacanze quindi, ma anche numerosi disagi.

Sono infatti giorni critici per la nostra penisola: da una parte gli incendi bruciano in gran parte delle nostre regioni e dall’altra l’acqua, che sta diventando sempre più difficile da gestire, scarseggia in conseguenza delle mancate piogge delle scorse settimane.
Si sono create le condizioni ideali a causa delle quali la siccità sta diventando un serio problema da non sottovalutare.

“il 60% circa dell’acqua prelevata in Italia è destinata ad uso agricolo”

Cos’è la siccità?

Con siccità in genere si indica una prolungata mancanza d’acqua in una determinata zona che ha come effetto l’aridità del terreno. Ciò è dovuto principalmente a periodi di insufficienza o di assenza totale di pioggia che fanno scendere sotto i livelli di media le riserve di acqua di una regione.

Il livello delle falde scende, il livello dei fiumi si abbassa in modo pericoloso, i laghi possono ridursi o prosciugare, o nelle zone costiere, possono abbassarsi pericolosamente sotto il livello del mare con il rischio di infiltrazioni di acqua salata.

Negli ultimi anni assistiamo a questo fenomeno anche alle nostre latitudini perché deforestazione e inquinamento industriale hanno dato un notevole contributo al riscaldamento globale.
Si capisce subito che la gravità di un periodo di siccità dipende molto dalla zona coinvolta: se ad essere interessata è una zona urbana o una zona destinata ad uso agricolo, iniziano a sorgere problemi non indifferenti.

Basti pensare a qualsiasi telegiornale in onda in questi giorni: cittadini in condizioni di disagio per gli stop programmati all’erogazione dell’acqua, agricoltori disperati per le condizioni in cui riversano le loro coltivazioni e per la probabile compromissione o perdita di interi raccolti.

 

In che ambito intervenire?

In ambito casalingo, è opportuno ridurre gli sprechi e fare un uso intelligente dell’acqua a disposizione, cercando di educare la cittadinanza in tal senso.

Data la situazione critica, in alcune città si è già ipotizzato di interrompere l’erogazione dell’acqua ai propri cittadini per alcune ore al giorno per cercare di razionalizzare la poca acqua disponibile. Questo tipo di misure risulta tuttavia insufficiente. Anche se può suonare strano infatti, la stragrande maggioranza dell’acqua dolce viene utilizzata per altri scopi, primo su tutti per l’agricoltura.

Ebbene sì, come ci dice Legambiente, il 60% circa dell’acqua prelevata in Italia è destinata ad uso agricolo e se si vuole analizzare la situazione in modo più mirato andando ad esaminare il corso d’acqua dolce più grande d’Italia, il 95% circa dei prelievi di acqua dal bacino idrografico del Po è destinato ad irrigazione.

Già bastano questi due dati per capire che l’ambito in cui bisogna intervenire non è principalmente quello del consumo nelle abitazioni se si vuole avere un effettivo contrasto a questo fenomeno.
E se il livello del Po in questi giorni sta raggiungendo il minimo storico, è ovvio che la situazione per tutte quelle attività agricole che prelevano acqua da questo bacino non sia delle migliori.

 

Come si irrigano i campi?

Vediamo in genere come avviene l’irrigazione nel nostro paese analizzando possibili soluzioni.
I metodi irrigui utilizzati in Italia sono principalmente 4:

  • Aspersione;
  • Scorrimento e infiltrazione laterale;
  • Microirrigazione;
  • Sommersione.

Di questi 4 metodi, solo la microirrigazione (o irrigazione a goccia) punta a un effettivo risparmio della risorsa idrica diminuendo gli sprechi e massimizzando i risultati (si ha una efficienza che va dall’85% al 90%) in quanto l’acqua viene diffusa tramite erogatori ed è localizzata vicino alla pianta e alle radici e bagna soltanto una parte del terreno. Purtroppo non è possibile applicarla a tutti i tipi di colture.

Segue l’aspersione (o irrigazione a pioggia), una tecnica di distribuzione dell’acqua sotto forma di piccole goccioline, simile alla pioggia. Ha un’efficienza massima che va dal 70% all’80%, che dipende in larga misura anche dalle condizioni meteorologiche nel momento in cui questa viene effettuata; in presenza di vento la distribuzione tende a non essere uniforme, con conseguenti sprechi di acqua; inoltre una eccessiva suddivisione delle goccioline d’acqua provoca enormi perdite per evaporazione.

Abbiamo poi l’irrigazione per infiltrazione laterale (con un’efficacia massima che va dal 55% al 60%) che si serve di solchi scavati nel terreno tra i filari delle piante nei quali entra l’acqua.
L’irrigazione per scorrimento (con una efficacia massima che va dal 40% al 50%) fa in modo di riversare l’acqua sul campo grazie a un fossetto adduttore perfettamente orizzontale. Presenta degli svantaggi, per esempio non è adatta ai terreni argillosi.

Infine l’irrigazione per sommersione con una efficacia massima inferiore al 25%, riempie di acqua l’intera zona interessata che ovviamente è circondata da argini.

 

La tecnologia viene sempre in aiuto!

“Uso di risorse ridotto al minimo, efficacia del metodo massima: è geniale quando elettronica, informatica e intelligenza artificiale lavorano assieme!”

Cosa si potrebbe fare per aiutare questo settore così prezioso ma allo stesso tempo fragile e delicato? Come per ogni aspetto della nostra vita, anche l’agricoltura può essere influenzata e aiutata dalla tecnologia, anzi deve!

Introdurre elementi tecnologici nel sistema di irrigazione mira a massimizzare l’uso dei modi di irrigazione già in uso e a cercare soluzioni alternative ai metodi già esistenti.

Una soluzione adottata a volte è il recupero delle acque reflue urbane che vengono trattate, depurate e successivamente riutilizzate per irrigare i terreni con i sistemi sopra citati. In alcune città si sta già sperimentando questo metodo con buoni risultati.

Altra modalità di recupero delle acque è la desalinizzazione dell’acqua marina per usi agricoli ma anche domestici.

Sono metodi innovativi che comunque non cambiano il sistema di irrigazione ma cercano di reperire acqua in altri modi rispetto a quelli convenzionali. Ma se si volesse intervenire a monte del problema, e cioè nel modo in cui i campi vengono effettivamente irrigati?

 

I ragazzi di Revotree

Hanno colto la palla al balzo i ragazzi di Revotree e hanno cercato di proporre una soluzione alternativa al problema.

Non possiamo consegnare ai nostri figli un pianeta divenuto ormai incurabile: il momento di agire sul clima è questo

(Barack Obama, agosto 2015)

Ma cos’è Revotree?
Revotree nasce dalla passione per la tecnologia di un gruppo di ragazzi e dalla voglia di creare una cosa mai vista in questo settore che possa aiutare gli addetti ai lavori e l’ambiente in generale:
un dispositivo in grado di percepire e trasmettere le caratteristiche del terreno e, in base al tipo di coltivazione, comunicare e/o azionare da remoto l’irrigazione, il tutto in base alle condizioni del terreno monitorate costantemente.

Ciò vuol dire che l’acqua viene utilizzata solamente quando la pianta ne ha effettivamente bisogno e solo per la quantità strettamente necessaria. Uso di risorse ridotto al minimo, efficacia del metodo massima: è geniale quando elettronica, informatica e intelligenza artificiale lavorano assieme!

 

Un futuro migliore è possibile

Se diamo uno sguardo alla situazione globale, notiamo che il 71% della superficie terrestre è coperta di acqua ma il 97,5% è salata. Del restante 2,5 % solo l’1% è utilizzabile per le attività umane (la restante parte è soprattutto sotto forma di ghiaccio). Di questo 1%, il 93% viene impiegato per usi agricoli.

Se si guarda avanti nel futuro prossimo, la FAO stima che nel 2050 il fabbisogno alimentare mondiale sarà circa il doppio di quello attuale! E da dove dovrà provenire questo cibo? Ovviamente alla base di tutta la catena ci sarà ancora una volta l’agricoltura e se si vuole aumentare la produzione senza causare un collasso ambientale, bisogna trovare nuovi modi di fare agricoltura. Si dovrà quindi aumentare i terreni destinati a coltivazioni oppure intensificare la resa di quelli già coltivati. Tra le due soluzioni, quella sostenibile a livello ambientale è sicuramente la seconda.

Ci si rende conto che l’acqua è un bene di inestimabile valore e, in questa situazione, agire nel proprio piccolo (ed anche su larga scala) per fare del bene all’ambiente, risparmiando risorse naturali ed ovviamente economiche, sarà la nuova strada da percorrere se non si vuole rimanere a secco e le nuove tecnologie sono la giusta guida in questo cammino!

LA TECNOLOGIA
DELL'AGRICOLTORE DEL FUTURO

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Andrea

Andrea

25 anni, geometra. Da sempre mi occupo di tecnologia (da tutto quello che ne riguarda fino alle ultime novità) e mi interesso di tematiche di sostenibilità ambientale.

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