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La coltura della settimana: il pesco

Fiori rosa, fiori di pesco

Cantato e citato da autori di ogni epoca, il frutto del Pesco era considerato sacro dagli Egizi e in Oriente addirittura frutto dell’immortalità.
Questi attributi, di chiara origine mitologica, sono in realtà fondati sui benefici reali che può generare sull’organismo.
Infatti la pesca è ricca di vitamine, tutte fondamentali per il corretto funzionamento del sistema immunitario.
Oltre a rifornire il corpo umano di circa il 10% del fabbisogno giornaliero di vitamina C, il frutto contiene oligoelementi, quali potassio, fosforo, magnesio e calcio, e quantità discrete di B-carotene, proteina con diverse proprietà tra cui quella di mantenere fresca e giovane l’epidermide.

Un ettaro di pescheto di norma consuma, durante il periodo vegetativo, da 2500 a 4000 metri cubi d’acqua, corrispondenti a circa 250-400 mm di pioggia.

Le pesche sono composte al 90% di acqua: per questo, oltre ad essere dissetanti e fresche, ci aiutano, soprattutto d’estate, a reintegrare i sali minerali persi per la sudorazione.

Le origini del pesco

Il pesco ha origini cinesi, nonostante per secoli si è creduto che provenisse dalla Persia, da cui deriva il nome della specie, usato ancora in molti dialetti (come persegh in milanese e persica nel romanesco). In Europa il pesco è pervenuto attraverso l’Egitto, ove era il frutto sacro ad Arpocrate (l’Horus fanciullo) e non a caso ancora oggi le guance dei bambini vengono paragonate alle pesche.
Inizialmente questo albero venne utilizzato come pianta medicinale, mentre si diffidava del frutto, ritenuto tossico.
La mandorla contenuta nel nocciolo della pesca, infatti, contiene l’amigdalina, in grado di liberare l’acido cianidrico, estremamente velenoso.

Il pesco in Italia

La peschicoltura moderna in Italia può essere datata intorno alla fine del 1800, quando furono introdotte dagli Stati Uniti le prime cultivar moderne.
Il pesco è una specie caratterizzata da un vasto assortimento varietale, pertanto, per classificare le diverse specie presenti sul mercato si distinguono i frutti in 5 gruppi: pesche a polpa gialla, pesche a polpa bianca, nettarine a polpa gialla, nettarine a polpa bianca e percoche.

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Le nettarine anche chiamate pesche noci, sono molto apprezzate per aver la buccia liscia e brillante e una polpa soda e saporita. Al contrario le pesche invece hanno buccia vellutata.

Le percoche sono invece una varietà di pesca a polpa gialla e dura, usata in particolare per le conserve sciroppate. Nel corso degli anni una migliore educazione alimentare ha portato ad un forte rallentamento dei consumi di frutta sciroppata la quale risulta essere povera di vitamine e ricca di zuccheri, a favore della frutta fresca.

Il pesco e il consumatore

Anche per la pesca, la qualità assume significati diversi a seconda che prevalgano le esigenze di commercializzazione o quelle del consumatore.
Per la commercializzazione sono prevalenti le caratteristiche esterne e, infatti, lo sviluppo della frutticoltura intensiva
negli ultimi anni ha privilegiato questo aspetto a scapito del sapore e del profumo.

La maturazione dei frutti avviene dalla fine di aprile fino a novembre, si osserva la caduta delle foglie verso la fine di ottobre, che si completa entro l’inizio di dicembre.

Da pochi anni il consumatore sembra aver acquisito coscienza del fatto che il concetto di qualità non deve essere ricondotto solo a un aspetto estetico, ma coprire pienamente anche il gusto, e nei programmi di miglioramento genetico viene pertanto dato ultimamente grande spazio a questo carattere a lungo trascurato.

Il mercato del pesco in Italia

In Italia la peschicoltura rappresenta una delle produzioni frutticole primarie, in grado di rifornire il mercato per oltre 6 mesi, dalla fine di aprile fino a novembre. Al sud la produzione è incentrata sulle pesche precoci e sulle percoche, mentre al Nord si coltivano cultivar a maturazione media e tardiva e nettarine.
La produzione italiana si concentra su circa 93 mila ettari, il cui 30% coltivato in nettarine e il 15% in percoche. Delle pesche, circa il 90% sono a polpa gialla e il 10% a polpa bianca. La regione più produttiva è l’Emilia Romagna, con un’offerta del 30% del totale nazionale,
seguita dalla Campania, con il 23%.

L’esportazione è inferiore al 30%, quasi tutta la produzione è destinata al mercato fresco, mentre l’industria della trasformazione assorbe quote modeste, dal 5 al 10%.
Le pesche vengono utilizzate come frutta fresca o per la preparazione di succo e frutta sciroppata, mentre alcune specifiche varietà vengono impiegate per la preparazione di confetture, in modo da poter trarre beneficio dal valore nutritivo di questo frutto, tipicamente estivo, durante tutto l’anno.

Il pesco: caratteristiche tecniche

Il pesco appartiene alla famiglia delle Rosacee, con nome scientifico Prunus Persica, è un albero rustico che si adatta in qualunque tipo di clima, necessita di una buona illuminazione ed è coltivabile su larga parte del territorio italiano.
L’apparato radicale di questo albero è molto ramificato, a tal punto che si espande almeno il doppio rispetto dell’espansione della chioma, ma si concentra nella frazione superiore del terreno, arrivando raramente a scendere sotto il metro. Questo albero è poco esigente
riguardo al tipo di terreno ma non tollera suoli umidi, poiché è tra le specie più sensibili al ristagno idrico.

L’apparato aereo assume comunemente una forma globosa con dimensioni medie di circa 4-6 metri, caratteristica di questa specie è la dominanza apicale, che deve essere rispettata, in caso di potatura dell’apice la pianta tende a produrre polloni non produttivi.

Il miglioramento genetico ha prodotto negli anni diverse forme di portamento alternative a quella standard, tra cui quello compatto, seminano, nano, colonnare e piangente.

Fioritura

Gli incantevoli fiori di Pesco sono il segnale che annuncia la fine dell’inverno, sbocciano dalle gemme formatesi l’anno precedente tra la fine di febbraio e la fine di marzo. I fiori non sono tutti uguali, infatti si distinguono in rosacei e campanulacei: i primi con petali più grandi e colore rosa chiaro, i secondi sono più piccoli e di colore rosa intenso.
La fioritura dura da 10 a 15 giorni e precede immediatamente la comparsa delle foglie.
Ma qual è il meccanismo che permette alla pianta di germogliare nel periodo adatto, cioè alla fine dell’inverno?

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Fabbisogno in freddo

Esiste un indice, chiamato “fabbisogno in freddo”, che le piante hanno sviluppato attraverso meccanismi evolutivi, che funziona come un contatore di freddo. Questo fabbisogno si basa sulla temperatura e sul fotoperiodo, cioè la lunghezza della giornata, si calcola su base oraria, e una volta superata la soglia, la pianta fiorisce.
Questa esigenza è misurata in numero di ore di freddo inferiori a 7°C. La maggior parte delle cultivar oggi diffuse ha un fabbisogno in freddo che varia da 600 a 800 ore.
In primavera le gemme che non hanno soddisfatto il ‘’fabbisogno in freddo’’, cadono prima di schiudere. Il pesco sopporta minime termiche anche di -15° in inverno, ma teme le gelate primaverili che possono arrecare seri danni al frutteto, uccidendo la maggior parte delle gemme e dei fiori, abbattendo drasticamente la resa.

Il pesco è una specie autofertile che quasi sempre presenta allegagione elevata, cioè il numero dei fiori che si trasformano in frutti. Per questo motivo è necessario stabilire la quantità di frutti da lasciare sulla pianta, diradando gli altri, in modo da avvantaggiare la crescita di quelli lasciati, riequilibrando il carico produttivo alle risorse della pianta. Un eccessivo numero di pesche sull’albero porta alla formazione di frutti piccoli, poveri di zuccheri e poco saporiti.
La maturazione dei frutti avviene tra aprile e novembre. Si osserva la caduta delle foglie tra la fine di ottobre e l’inizio di dicembre.

Concimazione

Il pesco ha un fabbisogno di azoto maggiore rispetto alle altre piante da frutto, per questo la concimazione assume un ruolo fondamentale che incide positivamente sulla resa quantitativa e sulla grandezza dei frutti.
Le concimazioni devono essere fatte in modo razionale, in modo da garantire la massima efficienza di utilizzo da parte della pianta, e il minimo spreco. A questo fine è necessario considerare le condizioni climatiche e pedologiche del sito di coltivazione.
Generalmente a fine inverno viene eseguita una concimazione minerale che garantisce una buona ripresa vegetativa e un’abbondante fruttificazione. Le eccessive concimazioni, soprattutto nel periodo di maturazione dei frutti hanno effetti negativi sulle qualità organolettiche, inoltre rendono la pianta più vulnerabile alle gelate e ai parassiti.

Negli ultimi 30 anni in Italia, grazie alle sperimentazioni da parte di ricercatori e agricoltori, è stato possibile assistere all’evoluzione di diverse forme di allevamento; le più importanti sono quelle a parete verticale (palmetta e fusetto), in volume (vasetto ritardato), a doppia parete inclinata (Y e V). La durata produttiva dei pescheti oggi si attesta intorno ai 10-12 anni, rispetto ai 15-20 anni del passato.
La resa produttiva media degli impianti può essere stimata in circa 21 tonnellate/ettaro (t/ha) per le pesche e in 25-30 t/ha per le nettarine.

Questa esigenza è misurata in numero di ore di freddo inferiori a 7°C; la maggior parte delle cultivar oggi diffuse ha un fabbisogno in freddo che varia da 600 a 800 ore.
In primavera le gemme che non hanno soddisfatto il ‘’fabbisogno in freddo’’, cadono prima di schiudere.

Irrigazione

Il clima influisce molto sulla disponibilità dei nutrimenti nel suolo, e quindi sulla nutrizione della pianta.
Una distribuzione regolare dell’acqua piovana o irrigua durante tutto il ciclo vegetativo permette una razionale utilizzazione degli elementi nutritivi. Essi vengono assorbiti più facilmente dalle radici quando sono in soluzione acquosa.

Per contro l’eccesso di acqua è dannoso, in quanto il pesco soffre in terreni umidi con ristagno idrico.
Un ettaro di pescheto di norma consuma, durante il periodo vegetativo, da 2500 a 4000 metri cubi d’acqua, corrispondenti a circa 250-400 mm di pioggia.
In realtà la necessità idrica è molto superiore poiché la pianta riesce a utilizzare solo una parte dell’acqua presente nel suolo. Occorre infatti considerare le perdite per evaporazione e drenaggio che variano in funzione del terreno.

Consigli per un’irrigazione razionale

Per un’irrigazione razionale devono essere risolti tre problemi:

  • determinare la quantità complessiva di acqua da fornire al pescheto nell’annata;
  • calcolare la quantità di acqua occorrente per ogni singolo intervento irriguo in modo da ripristinare le condizioni ottimali
  • individuare il momento più opportuno per l’intervento irriguo.

Per risolvere questi tre quesiti fondamentali, bisogna condurre misure sul terreno, sulla pianta e nell’atmosfera. I calcoli e i metodi per la valutazione dello stato idrico del suolo e soprattutto della pianta sono molto laboriosi e di non facile applicazione pratica, infatti necessitano dell’uso di strumenti sofisticati e di personale specializzato. Revotree può essere la soluzione a questi problemi per la sua facilità d’uso.

LA TECNOLOGIA
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Vittorio Boneschi

Vittorio Boneschi

Sono Vittorio, studio Agrotecnologie perché credo in un futuro sostenibile.

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