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La coltura della settimana: l’albicocco

L’albicocco appartiene alla famiglia delle Rosacee, di cui fanno parte anche il ciliegio, il pesco e il prugno. 

La sua origine è incerta, essendo contesa da tre grandi aree: centro asiatica, cinese e caucasica. Secondo l’opinione prevalente l’albicocco proviene dalla Cina. La sua presunta origine dall’Armenia ( da cui ha preso il nome, Prunus Armeniaca) discende dal fatto che è da questa regione che pervenne ai Greci e ai Romani, tanto che ancora oggi l’albicocca viene chiamata ‘’Armellino’’ in alcune zone del Veneto e ‘’Armungnin’’ in Liguria.

Il sapore di quelle albicocche mi torna in bocca per consolarmi con l’idea che l’abbondanza è a portata di mano, se la si sa cercare.

Isabel Allende

LA PRODUZIONE DELL’ALBICOCCO

La produzione mondiale di albicocche si aggira sui 2 milioni di tonnellate annue, di cui il 60% circa viene coltivata nei paesi del bacino del Mediterraneo (Turchia, Italia, Spagna, Grecia e Francia).
L’Italia produce circa il 30% della produzione europea e, a differenza della Spagna e della Grecia, destina solo circa il 5% della produzione nazionale all’esportazione, principalmente verso Germania, Austria e Svizzera.

L’epoca di fioritura è molto precoce, subito dopo il mandorlo e prima del pesco, al Sud nel mese di febbraio e al Nord a marzo, e come in tutti i prunus la fioritura precede la fogliazione.

La sensibilità di questa coltura ai fattori climatici determina una estrema variabilità nel quantitativo prodotto.
Le regioni italiane più produttive sono la Campania e l’Emilia-Romagna. La maggior parte della produzione italiana di albicocche viene destinata al consumo fresco e solo una piccola quota è utilizzata per la produzione di marmellate e succhi.

albicocche

Photo by Brigitte Tohm on Unsplash

CARATTERISTICHE DELL’ALBICOCCO

L’albicocco è una pianta longeva di medie dimensioni, che può raggiungere i 12 metri allo stato selvatico, ma nelle coltivazioni viene tenuto sotto i 3,5 metri, per agevolare la raccolta dei frutti.
La chioma assume normalmente una forma ad ombrello, ma ha portamenti diversi a seconda della cultivar.
L’apparato radicale è piuttosto fittonante, quindi le radici si sviluppano in profondità intorno ad un asse centrale.

Le foglie hanno aspetto cuoriforme, con apice accuminato e bordi seghettati.
I fiori sono molto simili ai loro cugini ciliegio, pruno e pesco, sono di colore bianco puro o lievemente rosato.
L’epoca di fioritura è molto precoce, subito dopo il mandorlo e prima del pesco, al Sud nel mese di febbraio e al Nord a marzo, e come in tutti i prunus la fioritura precede la fogliazione. La fioritura precoce dell’albicocco rappresenta il momento di fragilità, poiché espone i fiori ai rischi delle gelate primaverili, che possono abbattere drasticamente le rese.

Oggi gli effetti positivi dell’irrigazione non sono più in discussione, ma occorre prestarvi particolare attenzione e conoscere i momenti adatti per l’apporto irriguo, così da ottenere livelli qualitativi superiori

L’albicocco è in grado di sopportare anche temperature di -30°C, senza gravi danni, tuttavia fiorisce molto presto rispetto a tutti gli alberi da frutto e questo rende gli albicocchi molto vulnerabili alle gelate tardive.
Temperature di pochi gradi al di sotto dello 0°C, specialmente a seguito di periodi miti e piovosi, che colpiscono la pianta in fioritura o con frutticini ancora piccoli, possono provocare la perdita quasi totale della produzione.
L’eccessiva umidità, sia del terreno che dell’aria, può essere considerato il fattore limitante più grave per questa coltura. Questa è la principale ragionedella sua diffusione si sia indirizzata verso climi caldi e asciutti, con minori precipitazioni e rischi di gelate tardive.

Fiori d'albicocco

IL FRUTTO DELL’ALBICOCCO

Il frutto è una drupa vellutata di forma variabile (globosa, ellittica, ovale), con colorazione dal giallo all’arancione.
Le albicocche necessitano dai 3 a i 6 mesi per completare la maturazione, che si concentra tra giugno e agosto.
Composta al 90% d’acqua, l’albicocca ha un contenuto calorico particolarmente basso (28 calorie per 100g) ed è ricca di vitamina A, fondamentale per un regolare funzionamento della vista.

Nell’albicocco occorrono, a seconda delle cultivar, da 250 ad oltre 1200 ore sotto i 7°C, per soddisfare il fabbisogno in freddo, superare la dormienza e germogliare. La data di fioritura di ogni cultivar dipende quindi dal suo fabbisogno in freddo ed in caldo.

LE VARIETA’ DELL’ALBICOCCO

Fino a vent’anni fa lo standard varietale dell’albicocco era costituito da moltissime razze locali, costituitesi nei secoli e giunte a noi per la loro capacità di adattarsi a particolari nicchie climatiche.
Negli ultimi anni questo patrimonio si è andato rapidamente assottigliando poiché molte cultivar, nonostante le ottime qualità organolettiche, sono inadatte ad essere coltivate al di fuori del loro ambiente d’origine.
I frutticoltori hanno preferito privilegiare solo quelle cultivar dotate di una elevata resistenza alle manipolazioni ed ai trasporti.
In Italia, le cultivar più diffuse sono la “Cafona“, soprattutto in Meridione, la “Monaco“, usata anche per la produzione di sciroppati, e la “Reale d’Imola“, proveniente quasi esclusivamente dall’Emilia Romagna.

I FABBISOGNI DELL’ALBICOCCO

L’albicocco sopporta male, specialmente nei terreni argillosi, i ristagni idrici, che a loro volta possono favorire lo sviluppo di gravi infezioni.
Un’altra caratteristica dell’albicocco è la sua elevata interazione con l’ambiente, da cui deriva la difficoltà di adattamento delle singole varietà ad un ambiente differente dall’originario. Si deve quindi porre grande attenzione alle esigenze climatiche delle diverse cultivar.
Per una redditizia cultura dell’albicocco sono da preferire le posizioni collinari, luminose e ben areate.

Nell’albicocco occorrono, tra le 250 e le 1200 ore sotto i 7°C, per soddisfare il fabbisogno in freddo, superare la dormienza e germogliare.
La data di fioritura di ogni cultivar dipende quindi dal suo fabbisogno in freddo ed in caldo.

TECNICHE DI CONSERVAZIONI IDRICHE

L’albicocco viene in generale praticata in terreni non irrigui di collina. La principale preoccupazione degli agricoltori è quella di effettuare lavorazioni allo scopo di preservare le risorse idriche del terreno ed eliminare la flora infestante spontanea.
Normalmente viene fatta una lavorazione in autunno, prima del periodo piovoso, che risponde bene al primo obbiettivo e permette inoltre di interrare i fertilizzanti.

Lavorazioni superficiali nei periodi primaverile estivo evitano perdite eccessive di acqua, interrompendo la capillarità ed evitando la competizione della pianta con le piante infestanti.
L’inconveniente di queste lavorazioni in terreni collinari è quello di favorire i fenomeni di ruscellamento.
L’inerbimento controllato in tali ambienti risolverebbe il problema, ma viene raramente attuato per timore delle competizioni idriche tra la coltura principale e le piante erbacee.

LA RACCOLTA DELL’ALBICOCCO

La raccolta delle albicocche destinate al consumo fresco viene effettuata a mano, quando la colorazione di fondo dei frutti sta virando dal verde al giallo. Questa operazione comporta un notevole impiego di manodopera in quanto non tutti i frutti raggiungono contemporaneamente lo stesso stadio.

L’albicocco necessita di quantitativi elevati di azoto e di potassio, da somministrare con interventi in autunno-inverno, in fioritura e alla raccolta.
La quantità di fertilizzanti da somministrarsi ad un albicoccheto in produzione deve essere stabilita sulla base di un preciso calcolo delle asportazioni.

L’IRRIGAZIONE DELL’ALBICOCCO

L’irrigazione è poco usata, in quanto l’albicocco viene considerata poco esigente e la maturazione dei frutti avviene prima dell’arrivo del periodo asciutto. Ma è un errore!
Oggi gli effetti positivi dell’irrigazione non sono più in discussione. Bisogna però prestarvi attenzione e conoscere i momenti adatti per l’apporto irriguo per ottenere un prodotto migliore.
L’irrigazione post raccolta favorisce la formazione delle gemme, che sbocceranno l’anno seguente, evitando che la pianta si squilibri entrando in alternanza di produzione.

Un’irrigazione attenta è indispensabile per evitare che il frutto soffra la siccità nella fase di crescita rapida, mentre nella fase finale della maturazione del frutto è invece consigliato evitare apporti idrici, in quanto diminuiscono le qualità organolettiche e commerciali del frutto.
Il fabbisogno idrico dell’albicocco nel periodo da maggio a settembre può stimarsi intorno ai 2000 m3/ha.

LA TECNOLOGIA
DELL'AGRICOLTORE DEL FUTURO

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Vittorio Boneschi

Vittorio Boneschi

Sono Vittorio, studio Agrotecnologie perché credo in un futuro sostenibile.

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2 commenti

  1. Claudia Puddu in 31 agosto 2017 il 7:21

    Salve, complimenti per la vostra idea!
    In merito alla vostra tecnologia volevo sapere che profondità raggiungono i sensori per misurare umidità e temperatura del suolo, se sono adatti a tutti i tipi di colture e a tutti i tipi di terreni, se la loro attività è influenzata dal pH e dall’acidità del terreno e di che tipo di materiale sono costituiti. Vorrei inoltre sapere la precisione dei sensori.

    Grazie, cordiali saluti.
    Claudia Puddu

  2. Cosimo Cosimo in 31 agosto 2017 il 11:14

    Ciao Claudia! Grazie mille!
    Sono Cosimo Calciano, CEO di Revotree!
    I sensori raggiungono la profondità di 50cm e si adattano a tutti i tipi di terreni.
    Attualmente effettuiamo la lettura della tensione idrica e dell’umidità relativa del terreno, ma non rileviamo ancora pH e acidità del terreno.
    Considera che siamo in fase Beta del prodotto e stiamo implementando diverse funzioni.
    Il case del dispositivo è in plastica ed è progettato per resistere in campo per almeno 5 anni.

    Per ulteriori informazioni puoi scriverci a info@revotree.it

    Grazie di nuovo

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